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giovedì 6 giugno 2013

Amnesty International, voci di libertà

Amnesty International, Voci per la libertà
Dove c'è una dittatura c'è Amnesty International pronta a condannarla. Da anni l'associazione umanitaria promuove il premio Voci per la libertà.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

La Turchia brucia nella mano omicida di Recip Erdogan ma la comunità di pace occidentale insolitamente resta a casa. Nessuna mobilitazione. Nessuna manifestazione. Non tutti per fortuna sguazzano nell’ipocrisia. Amnesty International ha un solo interlocutore: i diritti umani. 

E sono loro il tema del concorso canoro Voci per la Libertà, il cui Premio Amnesty Italia è stata vinto dalla canzone Gerardo Nuvola ‘e povere’ di Enzo Avitabile e Francesco Guccini. Un premio questo nato nel 2003 da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la libertà per premiare il migliore brano sui diritti umani pubblicato nel corso dell’anno precedente. 

Nelle scorse edizioni il premio fu assegnato a Il mio nemico di Daniele Silvestri, Pane e coraggio di Ivano Fossati, Ebano dei Modena City Ramblers, Rwanda di Paola Turci, Occhiali rotti di Samuele Bersani, Canenero dei Subsonica, Lettere di soldati di Vinicio Capossela, Mio zio di Carmen Consoli, Genova brucia di Simone Cristicchi e Non è un film di Fiorella Mannoia e Frankie HI-NRG.

La premiazione avrà luogo sul palco di Rosolina Mare (Rovigo) domenica 21 luglio, nel corso della serata finale della XVI edizione di Voci per la libertà - Una canzone per Amnesty, festival che inizierà il 19 luglio.


“Ho voluto raccontare la storia di Gerardo, un ragazzo di Maddaloni, che lascia la sua terra, la sua casa, la sua famiglia per trovare inaspettatamente e prematuramente la sua fine sul lavoro” spiega il cantautore napoletano, Enzo Avitabile, ribattezzato il John Lennon italiano dal regista Jonathan Demme alla 69° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, “Morti bianche? Si anche, ma è la storia di tutti i fuori di vista, di ogni punto a svantaggio del mondo,che pur credendo nei sogni e nelle probabilità, devono fare i conti con i soprusi, le ingiustizie e le discriminazioni, di cui ogni giorno la storia del mondo ne e’ testimone da sempre. Un requiem a tutti i ‘nessuno’ che in questo loro passaggio da uomo non hanno nome e volto: nuvole di polvere”.

“La storia l'ha ideata e proposta Enzo” ha poi aggiunto il collega romagnolo, “quella di un uomo del Sud costretto a lasciare la propria casa per un lavoro al Nord, in un mondo estraneo e lontano dalla propria terra. Io mi sono immedesimato in un conoscente del protagonista: il mio personaggio sapeva per certo che Gerardo era una brava persona e un valido lavoratore. Ho riflettuto su quali potessero essere i pensieri di colui che assiste alle difficoltà e al destino davvero duro di un altro uomo e, sentendo le sue traversie così vicine, ho scelto di interpretarli in modenese, la mia lingua’


La canzone vincitrice è stata scelta da una giuria specializzata comprendente Gio’ Alajmo (Il Gazzettino), Luca Barbieri (Corriere del Veneto), Alessandro Besselva Averame (Il Mucchio), Francesca Cheyenne (RTL 102.5), Gianmaurizio Foderaro (Radio 1), Giorgio Galleano (Rai 3), Federico Guglielmi (Il Mucchio, Audioreview), Michele Lionello (Voci per la Liberta’), Enrico Maria Magli (Radio 1, Deejay TV), Carlo Mandelli (Ansa), Riccardo Noury (Amnesty International), Andrea Riscassi (Tgr, Annaviva), Alessandra Sacchetta (RaiNews), Giordano Sangiorgi (Meeting degli Indipendenti), Renzo Stefanel (Rockit), Giulia Caterina Trucano (Rolling Stone), Christine Weise (Amnesty International) e Savino Zaba (Rai 1, Radio 2).

“In questo brano bi-dialettale c’è la difficoltà della migrazione e del ripartire da zero, lasciando a casa lingua, memoria, affetti, radici” ha affermato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, “Ripartire è un paradigma dell'esperienza che conduce a una esplorazione di nuovi luoghi ma anche di nuovi paesaggi interiori e non e’ mai indolore. Nel caso di ‘Gerardo Nuvola ‘e povere’, quest’esplorazione si chiude con la morte sul lavoro, di lavoro. Una fine non inconsueta, purtroppo”.

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