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martedì 26 febbraio 2013

Brad, His Normality Stone Gossard

Stone Gossard, il chitarrista dei Pearl Jam
Ai Magazzini Generali di Milano i Brad col chitarrista dei Pearl Jam, Stone Gossard, hanno dato via a uno show  delicato di pura musica.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

23.02.13 – Il viaggio inizia da lontano. Ognuno a modo proprio. Sulla strada schizzano incessanti frammenti di neve e pioggia. Il freddo lì fuori non rallenta la marcia. Sull'autostrada A4 verso Milano il traffico scorre pulito e veloce. I mezzi spargisale sono in azione. 

Prima d’immergersi nella dimensione sonora dei Brad c’è il tempo di sentirsi più vicino alle proprie decisioni…C’è stato un giorno in particolare in cui hai preso confidenza con gli schermi della tua nascita o semplicemente hai calpestato qualche buca e te ne sei andato alla ricerca del cammino?/… Dalle lezioni del proprio inferno orizzontale c’è sempre una piantina in più dove nessuno vuol farci andare, e allora mi lancio in una previsione a prova di sedia, e questo è tutto per ora/… Mi lancio oltre le fiere sbarre di una sponda / Ma chi se importa, noi siamo sempre andati altrove

Sono appena le 6 del  pomeriggio e davanti all’ingresso dei Magazzini Generali c’è già un nugolo di fan che aspetta di entrare. I non conoscitori del locale scoprono a malincuore una certa esosità del guardaroba obbligatorio per borse e simili (3 euro, che aumenterebbero se poi si volesse aggiungere anche il giaccone o altro).

Ben Smith (New Killer Shoes)
L’organizzazione concertistica è perfetta. Alle h. 19.45 spaccate attaccano i New Killer Shoes. Inglesi di Redditch (contea del Worcestershire), eseguono una robusta performance di mezz’ora dimostrando che la gioventù non è solo un branco di cloni col mito dei soldi rappati, ma è anche una roboante miscela di punk, indie rock e quella genuina influenza assimilata a distanza da lassù, nella lontana capitale dello stato di Washington.  

Ricky-Lee Cooper picchia in modo possente. Al suo fianco nella sezione ritmica, il bassista Ryan Kings. Sarà che non lesina cori al microfono, sarà il taglio di capelli o sarà l’energia che scatena dalle quattro corde, ma rivedo germogli del Jason Newsted (Metallica) ultimi tempi. E mentre le chitarre di Ben Smith e Jon Kings (cantante) si alternano in assolo, la cosa fondamentale è che stanno suonando. Si divertono come semplici amici. L’essenza del rock.

Un'ora dopo e qualche spettatore giunto in più, e le luci si spengono per la performance dei Brad. Partono subito le canzoni. Il chitarrista Stone Gossard è inevitabilmente il più atteso. Mr. Normalità a tratti pare quasi emozionato davanti alla piccola folla raccolta. Viene difficile da credere che sia abituato a platee molto (ma molto) più grandi con i Pearl Jam. I Brad sono una famiglia. Alla batteria c’è Regan Hagar, tamburo originale dei Malfunkshun dove suonavano i fratelli Kevin e Adrian “Andy” Wood (1966-1990). Proprio lui, la voce dei Mother Love Bone che insieme a Stone e Jeff Ament ha lasciato ai posteri un solo e indimenticabile album, Apple. A dispetto della stazza, il cantante Shawn Amith ha una voce calda e delicata.

i Brad al completo
Hagar, Gossard e Smith sono i tre fedelissimi della band. Negli anni il bassista è stato cambiato più volte. Dal 2008 c’è Keith Lowe, mentre di recente si è aggiunto al quartetto anche il chitarrista/tastierista Happy Chichester.

“L’aspettativa per un concerto di una band che presenta tra le sue fila un elemento così importante per tutta la scena musicale di Seattle, avevo il timore distraesse la qualità dei Brad, mettendo più in luce il carisma di Stone” racconta un entusiasta Omar Nizzetto, partito dalla non proprio vicina Treviso per gustarsi lo show, “sono invece stato positivamente sorpreso perché da una parte i musicisti sono eccellenti e il concerto nel suo insieme è stato toccante, dall’altra la – star – è  stata oltremodo timida e in disparte. Forse per paura anch’esso di levare il giusto merito al gruppo per come suonano e non perché suonano con lui”.

Pur con più di vent’anni di carriera alle spalle e cinque album in studio già realizzati, i Brad sono al loro primo tour europeo. Fatto tappa in Inghilterra (Manchester, Birmingham e Londra), Francia, Olanda e Germania, a chiudere la serie di live nel vecchio continente è stata l’Italia, con le esibizioni di Milano e Firenze.

il cantante Shawn Smith
L'esibizione talvolta assume un’atmosfera dai connotati jazz. “Libero” dalla presenza di Mike McCready, questa volta Stone si è prodotto in qualche assolo che con i PJ non sono di sua normale competenza, ma riscuotendo comunque applausi, e cimentandosi inoltre anche come voce solista in Bay Leaf e con i tamburelli in 20th Century. Alle sue spalle Regan tiene il tempo con "Cameroniana" (Matt, ndr) precisione. 

Sul palco i musicisti s’indicano a vicenda. Ognuno cerca (e trova) l’applauso del pubblico per gli altri componenti. Qui non c’è posto per l’ego. In quelle band di Seattle esplose a cavallo degli anni Novanta non ci sono mai state prime donne. Ci si aiutava a vicenda e s’imparava gli uni dagli altri, come sottolineava anche il cantante dei Soundgarden, Chris Cornell, nel film Pearl Jam Twenty (2012, di Cameron Crowe).

mi sto trattenendo/… mi sto ammaliando/… sto solo alzando il volume dentro di me mi sto divertendo/… nessuno sguardo di cartapesta a illuminare future scritte rosse

Stone Gossard live in Milano
Il pubblico è soprattutto over 30. Ci sono fan di lunga data del sound di Seattle. Canzone dopo canzone, ai Magazzini Generali si sta sempre più stretti ma con spazio a sufficienza per far ondeggiare la testa e i capelli al momento opportuno. Si comincia con Takin it easy, quindi Good News, Nadine, The Only Way, Price of Love, Upon my Shoulders e via avanti senza quasi mai fare pause.  Giusto qualche parolina di saluto. Al momento del bis, oltre alla confermata cover immortale dei Rolling Stones, Jumping Jack Flash, una sorpresa. Sul palco ritorna solo Smith. Si accomoda davanti alla tastiera, lanciandosi in una delicata e poetica versione di Crown of Thorns dei Mother Love Bone.

“Shawn Smith, voce spettacolare. Il gruppo si è fatto valere anche per la presenza scenica. Mai sopra le righe ma sempre vissuta con partecipazione. Hanno proprio dato l’impressione di divertirsi a suonare e non che fosse una cosa dovuta" commenta ancora Omar, "Trovarsi comunque a cinque metri da chi (Stone Gossard, ndr) ha scritto gran parte delle canzoni con cui sei cresciuto e maturato, è stata una sensazione strana. Inutile ripeterlo, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il tutto alla fine è sembrato normale come la sua presenza e la sua discrezione”.
 
Vanishing Point (2013, Mudhoney)
A dispetto della buona resa nei dischi, ci vuole poco per capire che il meglio dei Brad sia la dimensione live. Finisce la performance alle 22.30 spaccate. Tutti salutano, e Stone è sempre un po’ defilato sul palco. Il tour europeo si chiude l'indomani con l'ultima tappa in terra toscana, poi si torna a casa. 

Il sound di Seattle però non si ferma. In aprile sbarca la Deluxe Edition di Above dei Mad Season con gl’inediti che vedono Mark Lanegan alla voce, quindi a maggio è il turno di The Devil Put Dinosaurs Here (Virgin/EMI), il nuovo disco degli Alice in Chains, e infine Vanishing Point (Sub Pop) dei Mudhoney. Il rock graffiante e distorto della band formata dal cantante Mark Arm, il chitarrista Steve Turner, il batterista Dan Peters e il bassista Guy Maddison sarà di scena venerdì 31 maggio al Viper Theatre di Firenze per l’unica tappa italiana del tour promozionale.

adesso la profondità delle mie acque può diventare la migliore delle buone notizie/…il fogliame dell’unico sentiero dell’amore ha ricoperto i mutati bastioni nascosti nella solitudine delle miglia/... l’intensità dei colori della pioggia suggerisce e solleva i tanti e prediletti blues di pruaallora non ho sbagliato a dire quello che succedeva dentro di me senza pensare a come mi sarei sentito anche domani
si torna a casa... Brad e New Killer Shoes

venerdì 22 febbraio 2013

Brad, una serata tra amici

Brad - da sx: Stone Gossard, Regan Hagar e Shawn Smith © Anna Knowlden
I Brad, side project del chitarrista dei Pearl Jam, Stone Gossard, sono in tour in Europa. Due le tappre previste nel Belpaese, a Milano e Roma.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fororeporter – web writer
 
È stato il chitarrista di Green River e Mother Love Bone. È un membro permanente dei Pearl Jam. In questi giorni però Stone Gossard è in compagnia di Regan Hagar, Shawn Smith, Keith Lowe e Happy Chichester. Loro sono i Brad da Seattle.

sono sbarcati in Italia per raccontare la loro lunga avventura musicale a cominciare magari dal loro ultimo album United We Stand (2012, Razor & Tie Records) e senza lesinare sui passati lavori Shame (1993), Interiors (1997), Welcome to Discovery Park (2002) e Best Friends? (2010).

non sono nato per sentirmi vicino al momento
di credere a qualcosa che risulti automaticamente differente

andiamo pure oltreoceano, certo è che il giorno che tornerò
non avrò intenzione di risarcire il mondo di tutti quei mondi che potrebbero finire

non riesco a trovare alcuna ragione specifica...
me lo avrebbero detto da lì, ma non ci avrei mai creduto
perché mi porto dentro l’amarezza
di chi non si compiace nemmeno nel giudicare una collina

quale che sia  la filastrocca da imparare
non mi pare sia il caso di usare una vanga per chiudere le porte

porzioni di latte caldo non intralciano i contrabbassi
posti su quei laghi con cui voglio fraternizzare

fatemi tutti entrambi una sincera cortesia
di reciproco affetto, non stringetevi mai la mano
e io sarò pronto per non aspettare più prima di rifare quel tipo di valige

I Brad suonano live sabato 23 febbraio ai Magazzini Generali di Milano e domenica 24 al Viper di Firenze. Special guest, gl’inglesi New Killer Shoes.

Brad, the only way we are tonight.

Brad - da sx: Stone Gossard, Regan Hagar e Shawn Smith © Anna Knowlden
Brad - da sx: Stone Gossard, Regan Hagar e Shawn Smith © Anna Knowlden
Brad - da sx: Shawn Smith, Regan Hagar e Stone Gossard,© Anna Knowlden
Brad - da sx: Shawn Smith, Regan Hagar e Stone Gossard,© Anna Knowlden

giovedì 21 febbraio 2013

Free Pussy Riot, Babes in Stalinland

Free Pussy Riot
La censura putiniana di chiaro stampo stalinista chiude la bocca a chiunque pratichi il dissenso. L'urlo punk delle Pussy Riot si ribella.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

I Sex Pistols sul Tamigi nel giorno del Giubileo della Regina. I Rage Against the Machine nella loro normale esistenza musicale, talvolta con il supporto nei videoclip diretti dal premio Oscar, Michael Moore. Jim Morrison negli anni della contestazione. Marilyn Manson in tempi più recenti. La sfilza di rockers finite dietro le sbarre è lunga. Ma per loro al massimo qualche giorno di galera. Le Pussy Riot invece sono state condannate a due anni di reclusione.

Un anno esatto fa, il 21 febbraio 2012, il trio punk russo delle Pussy Riot formato da Ekaterina Samutsevich, Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikov irrompeva nella Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca. Passamontagna in testa, loro e altre ragazze a viso coperto, intonavano la loro preghiera personale di libertà contro la dittatura vigente, che inizia con un eloquente: Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin!” - Madre di Dio, Vergine, diventa femminista, diventa femminista. Inni in chiesa per leader marci, una crociata di nere limousine. Il prete viene oggi nella tua scuola. Vai in classe. Portagli il denaro. Il patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe credere in Dio.

Free Pussy Riot! (di A. Cristofari)
Alessandra Cristofari, redattrice della testata online Giornalettismo, ha realizzato il libro Free Pussy Riot! (2013, Editori Internazionali Riuniti) con prefazione di Sabina Guzzanti. Cento pagine scarse per raccontare una storia di libertà d’espressione stritolata. È la vicenda di tre ragazze che avremmo potuto conoscere anche noi. Tre ragazze come lo erano le colleghe americane Babes in Toyland. Tre ragazze come tante che avremmo potuto incontrare a un concerto, parlare di musica e innamorarci.

La Russia è tornata indietro. Sono molto lontani i tempi del "gorbaciofiano" Moscow Music Peace Festival (12-13 agosto 1989) quando agli sgoccioli della Guerra Fredda gli “alieni” Bon Jovi, Cinderella, Mötley Crüe, Skid Row, Ozzy Osbourne e Scorpions spiravano Winds of Change. Da decenni ormai si è tornati al modello Stalinista. Il dissenso non è previsto. Chi critica non viene risparmiato. Il dissidente Aleksandr Litvinenko prima, i giornalisti Anna Politkovskaja, Anastasija Baburova e Stanislav Markelov poi, sono solo gli ultimi nomi eclatanti di persone ammazzate alla luce del giorno da un regime fascista.

E poi ci sono loro tre. Tre ragazze come tante. Non basta andare all’Olimpski di Mosca e farsi scrivere sulla schiena Pussy Riot per cambiare qualcosa. L’intera comunità artistica e società civile libera è sotto attacco. Tre ragazze hanno avuto più coraggio di tante presunte organizzazioni pacifiste occidentali, brave solo a scagliarsi contro facili nemici di casa e senza mai alzare la voce aldilà di certi confini che evidentemente esistono ancora.

E il mondo della musica dovrebbe essere unito. A ben guardare però la storia, sono sempre pochi i nomi che si sono ribellati ai poteri grandi. Una delle ultime band capaci di fare il proprio dovere furono i Pearl Jam, che con appena pochi anni alle spalle seppero alzare la voce e ribellarsi contro la dittatura degli esosi prezzi dei biglietti imposti dalla Ticketmaster.

“Il canto delle Pussy Riot è la eco di un morso di serpente che incenerisce e ricrea dai detriti una sempre agonia, restituendo – per trenta secondi (la durata della loro “dissacrante” esibizione, ndr) – la sostanza che chi governa, annulla. La sola eccezione possibile all’autarchia” – Free Pussy Riot! (2013, di Alessandra Cristofari).

le Pussy Riot sotto processo prima della sentenza

mercoledì 20 febbraio 2013

Kurt Cobain, Come As You are

Aberdeen (Wa, USA) © Luca Ferrari
On the road nello Stato di Washington. Lì nel mezzo, c'è anche Aberdeen dove il 20 febbraio 1967 nacque Kurt Cobain, cantante e chitarrista dei Nirvana.

di Luca Ferrari

le nubi erano ovunque, il mare è sempre stato minaccioso,
...una melodia nevrastenica… Non è il vento, non è la pioggia… Non è il vento, non è la neve

anche se alla fine resteranno solo gli ideali,
e di tanto in tanto mi farò svegliare dall’odore  di colori
e lamponi bruciacchiati
tu non potrai che abitare in una strada nuova

la pietra è senza vita… sulle poesie fatte di pane,
furti inconsci di cioccolata abbeverata ed equilibri d’arancia

tutto è sempre deragliato
dalla mia indifferenza,
eppure quegli aerei decollano e non atterrano mai...

è proprio come nel libro che non hanno mai
scritto ... fingere, non importa...

Il rumore fastidioso di tutto il resto della mia oscurità.
Il lacrimicidio ha voltato pagina…

i margini si smarcano
dalla prima comunicazione mattutina
… non ho intenzione di cominciare
se prima non avrò immobilizzato
tutto il vostro sporco percorso di sangue

a questo punto della storia
qualcuno suggerirebbe di sapere di aver ragione


Come as you are (live versione), by Nirvana

Ruby Beach (Washington - USA) © Luca Ferrari

giovedì 14 febbraio 2013

Sonisphere 2013, Iron Maiden e Megadeth

il frontman dei Megadeth, il cantante/chitarrista Dave Mustaine - Wikipedia
Un mega evento rock. Sabato 8 giugno a Milano è il giorno del Sonishpere. In prima linea gl'immortali Iron Maiden e Megadeth.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Steve Harris, Bruce Dickinson, Adrian Smith da una parte. Dave Mustaine, Dave Ellefson dall’altra. Prendete appunti nuove generazioni, perché chiunque vorrà dedicarsi al rock o heavy metal che sia, dovrà sempre confrontarsi con questi lor signori, anime pulsanti di Iron Maiden e Megadeth

Sabato 8 giugno 2013, in occasione di Sonisphere di Milano si esibiranno entrambe le band alla Rho Fiera, con i rockers inglesi headliner dell’evento. Il programma completo del festival prevede in sequenza: Amphitrium (h. 13-13.30), Vodoo Six (14-14.30), T.B.A. (15-15.45), Ghost (16.15-17.05), Mastodon (17.35-18.35) quindi alle 19.05, minuto più minuto meno saliranno on stage i Megadeth per un’adrenalinica performance di un’ora abbondante. 

Alle h. 21 invece sarà il momento degl’immortali Iron Maiden che proseguiranno fino alle h. 23 circa. “In passato siamo stati headliner di diversi Sonisphere festival europei, tra cui Italia, Regno Unito, Svezia e Spagna" ha dichiarato il cantante della rock band inglese, "C'è sempre stata un' atmosfera formidabile in ciascuno di questi luoghi. Grazie alle moderne tecnologie siamo stati in grado di aggiornare e migliorare l'originale show del 1988. 

Porteremo con noi un grande lightshow, una nuova scenografia, varie incarnazioni di Eddie, un sacco di momenti pirotecnici e tante altre cose eccitanti”. Sulla stessa linea d'onda, Steve Harris, “Sappiamo quanto sia popolare la storia dei nostri tour. Avremo davanti un pubblico di tutte le età e porteremo con noi la piena produzione che abbiamo avuto in tour in Nord America all'inizio del 2012 quest'anno” spiega il bassista, “Ci siamo divertiti tantissimo con la setlist. 

Abbiamo avuto modo di suonare canzoni che non avevamo eseguito per molto tempo,come ad esempio Seventh Son, The Prisoner e Afraid To Shoot Strangers, ma anche le canzoni favorite dei fans come The Trooper, Aces High, The Clairvoyant, The Number Of The Beast, Wasted Years e Run To The Hills. Non vediamo davvero l'ora di presentare questo spettacolo in giro per l'Europa”.

Ma se i Maiden hanno viaggiato sulla linea della fedeltà, la band americana originaria di San Francisco ha avuto numerosi cambi di line up. Uscito in modo burrascoso dai Metallica dove militava come chitarrista solista, Dave Mustaine fonda i Megadeth nel 1983 insieme al bassista Dave Ellefson. Continui cambi si susseguono fino al 1989 quando entrano in pianta stabile il chitarrista solista Marty Friedman e il batterista Nick Menza. È questa la formazione migliore. Non è un caso che vengano prodotti alcun dei migliori lavori della band come Rust in Peace (1990), Countdown to Extinction (1992) e Youthanasia (1994). Nei Megadeth del Mustaine onnipresente, oggi suonano il chitarrista Chris Broderick, il batterista Shawn Drover e al basso ha ripreso posto il fido Ellefson.

A parte i movimentati esordi nella seconda metà degli anni ’70, la prima voce degli Iron Maiden è quella Paul Di'Anno che dal 1981 lascia il microfono a Bruce Dickinson. Analoga sorte per la batteria da dove Clive Burr si alza nel 1982 per far accomodare il simpatico Nicko McBrain che da allora non si è più schiodato. Il basso è lo scettro del gruppo, armeggiato con maestria dal fondatore Steve Harris, sempre presente insieme al chitarrista Dave Murray. La chitarra solista esplode con Adrian Smith che nel 1990 lascia e gli subentra Janick Gers. Anche Bruce molla poco dopo, ed è il momento di Blaze Bayley che difenderà per sei anni (1993-‘99) l’asta dei Maiden. Nel 1999 succede l’impensabile. Tornano i figliuoli prodighi. Non uno, ma due. Dickinson e Smith. Blaze esce, Janick no. Gli Iron Maiden diventano sei, con tre chitarristi. Una simile reunion merita un tour, e così è. Il 23 settembre 1999 scendono anche in Italia facendo un’unica data, proprio a Milano. E nsieme a loro, a celebrare l’evento, ci sono i Megadeth.

Sabato 8 giugno al Sonisphere saranno ancora insieme: Megadeth prima, Iron Maiden poi. Lunga vita all’hard rock.

Iron Maiden live - Adrian Smith e Janick Gers © John McMurtrie

martedì 12 febbraio 2013

Riot Against The Nation Machine

Nadezhda Tolokonnikova
“A morte la prigione, libertà per la protesta!/ Riempite la città, tutte le piazze, le strade… aprite tutte le porte, togliete le spalline/Sentite con noi il profumo della libertà/ A morte la prigione, libertà per la protesta!/” Pussy Riot

Reagisco così… senza dovermi confrontare
Repulsione da planimetro ingarbugliato…
la gioventù è sempre stata inadeguata per l’arretratezza di chi ha saputo solo reprimere, senza governare


“La Russia è la Cina, è l’Italia, è ovunque si scelga di abbassare lo sguardo quando la tragedia non colpisce diretta ma sfiora soltanto. L’ingiustizia può cambiare volto ma si riconosce anche nella nebbia” Alessandra Crirstofari Free Pussy Riot! (2013, Editori Internazionali Riuniti)

A chi dovrei chiedere scusa
Se ancora l’ideologia ben stirata
Irrompe con il peso delle spranghe

Lascio le valige ordinate
Perché sono già andato via

Madonna live in Russia
Vuoi dare una faccia al mio volto?
… vuoi davvero infondermi paura
mentre la pala
si prende il merito della tua sazietà?

“Ogni giorno ci sono sempre più persone pronte a sostenerci, che ci augurano buona fortuna ma soprattutto la libertà e dicono che quello che abbiamo fatto era giustificato. Il sistema ha paura della verità, della sincerità e della nostra immediatezza” Nadezhda Tolokonnikova

Maria Alyokhina, Yekaterina Samutsevich, Nadezhda Tolokonnikova
A presto per il racconto totale
A presto per il resoconto di chi ha già scritto

Non vedo voci sotto quel nuovo cartello
Stiamo dicendo tutti le stesse cose…
Approfitto della mia libertà…

Pussy Riot

giovedì 7 febbraio 2013

Rock the Dolomites 2013

i Nolunta's live
La Val Gardena sarà il palcoscenico naturale della seconda edizione di Rock The Dolomites, festival della musica rock sulle piste da sci.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Sette band che propongono funk, musica folk e rock in lingua ladina si alterneranno nei rifugi più belli della valle, tutti in quota e direttamente sulle piste. Uno show “a uso e consumo” degli sportivi che sceglieranno di concludere la stagione sciistica. Ad aprire il festival, sabato 30 marzo h. 13,  i Pamstiddn Kings alla Baita Panorama, a cui seguiranno alla Baita Pramulin. (h. 16) i Secco, interpreti questi ultimi di un rock classico in lingua ladina.

In serata, presso l’après ski bar La Stua sarà la volta dei The Zanzis, con lo show previsto non prima delle h. 20.30. Due i concerti nella giornata di domenica 31 marzo. Alle ore 13 presso il Dantercepies Mountain Lounge si esibiranno i Nolunta’s, in un mix musicale capace di unire le sonorità di contrabbasso, fisarmonica, batteria, percussioni e chitarra, mentre, quindi alle h. 16 alla Baita Ciampac, saranno di scena i Bad Experience.

L'edizione 2013 del Rock The Dolomites si concluderà lunedì 1 aprile con i concerti dei Pëufla (h. 10) al Rifugio Comici e dei Volxrock (h. 13) al Rifugio Salei.

i Nolunta's live in Val Gardena

mercoledì 6 febbraio 2013

I Korn mettono la testa (Head) a posto

il logo della band nu-metal
La nu-metal band dei Korn si ripresenta al gran completo con il chitarrista Brian Welch.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer 

Dopo 12 anni di militanza, il 22 febbraio 2005, Brian "Head" Welch, chitarrista dei Korn, annunciò la dipartita dalla band di Bakersfield dedicando la sua vita alla religione e al progetto solista tramite cui pubblica due album e un EP.

Il 5 maggio 2012, durante un concerto, l'ex-chitarrista sale a sorpresa sul palco con i vecchi compagni: il cantante Jonathan Davis, il chitarrista James Munky Shaffer e il bassista Reginald “Fieldy” Arvizu per eseguire la mitica Blind

Giugno 2013: Head tornerà ufficialmente a fare parte di KORN i quali intraprenderanno un tour europeo in cui la band eseguirà i vecchi brani che l'hanno resa famosa in tutto il mondo, spaziando in particolare tra la discografia della band prima dell’addio (temporaneo) di Head, ossia: Korn (1994), Life Is Peachy (1996), Follow the Leader (1998), Issues (1999), Untouchables (2002) e Take a Look in the Mirror (2003).

Nel tour del vecchio continente saranno on stage anche in Italia per tre appuntamenti: lunedì 24 giugno al City Sound di Milano, quindi martedì 25 giugno al Rock in Rome (evento in cui si esbiranno anche la Mark Lanegan Band e gli Smashing Pumpkins con il solo Billy Corgan della formazione originale) e infine mercoledì 26 giugno al Gran Teatro Geox di Padova.

Special guests della serata, Bullet For My Valentine e Love & Death.

Korn is back

martedì 5 febbraio 2013

System of a Down, il ritorno a Milano Fiera

il logo della band
System of a Down live in Italia. Dopo il successo riscosso dall’ultimo show nel Belpaese nel giugno 2011, quando la band si esibì davanti a un'entusiasta folla di 40.000 persone alla Fiera Rho di Milano, i rockers californiani di origine armena torneranno torneranno sul medesimo palco martedì 27 agosto prossimo per un viaggio totale nel loro repertorio composto di cinque album.

Dal primo omonimo nel 1998 (American Recordings), quindi Toxicity (2001, American Recordings), Steal This Album! (2002, American Recordings/Columbia Records), Mezmerize e Hypnotize, entrambi realizzati nel 2005 per l'American Recordings/Columbia Records. A suonare i brani, sempre loro quattro: Serj Tankian (voce, tastiere, chitarra ritmica), Daron Malakian (chitarra solista, ritmica e acustica), Shavo Odadjian (basso, cori) e John Dolmayan (batteria, percussioni).

Special guest della serata, i Lacuna Coil.

la rock band americana di origine armena, i System of a Down

lunedì 4 febbraio 2013

Carnevalaltro, Venezia campo aperto

Carnevalaltro 2013
Concerti live. Dj set. Performance teatrali e artistiche. Animazioni per i più piccoli. Esibizioni di artisti di strada. Il Carnevalaltro è tornato a Venezia.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Dovrebbe essere la patria degli artisti di strada. Dovrebbe essere una fucina di creazioni a cielo aperto. No, non lo è Venezia. O meglio, lo è solamente a certi livelli. A un certo prezzo. Ma in mezzo a troppi lustrini e disinteresse per una cittadinanza lasciata al suo inevitabile ed esule destino, c’è qualcosa d’altro. Un’altra città con i piedi in campo, oltre che nell’acqua.

Creatrice e ispiratrice di quel sentire collettivo oggi tornato protagonista anche in mezzo a maschere e costumi d'epoca. Dal Giovedì Grasso al Martedì Grasso è di scena in campo S. Angelo il Carnevalaltro (7-12 febbraio). Una sei giorni gratuita di concerti dal vivo e iniziative culturali con punti di ristoro, realizzata dalla sinergia tra il Laboratorio occupato Morion, il Centro sociale Rivolta, il Comitato No Grandi Navi, il Collettivo Lisc di Ca' Foscari e il Coordinamento degli studenti medi di Venezia-Mestre.

Concerti live. Dj set. Performance teatrali e artistiche. Animazioni per i più piccoli. Esibizioni di artisti di strada. Saltimbanchi. Giocolieri e trampolieri. Tutto questo alimenterà lo spirito verace del Carnevalaltro, il cui motto è un eloquente – Facciamo la festa all'austerity –.

Intento della manifestazione, valorizzare la scena musicale cittadina fornendo uno spazio di socialità, riflessione e confronto tra le varie esperienze (associazionismo, comitati cittadini, mondo del consumo critico, studenti universitari e liceali), patrimonio vero della città. “Vogliano mettere insieme questi soggetti per costruire una sorta di oasi” hanno dichiarato gli organizzatori, “un porto franco per tutti coloro i quali, veneziani e non, desiderino vivere un Carnevale differente. Uno spazio di divertimento, pensiero e confronto fuori dagli stereotipi e dagli imperativi commerciali”. 

Si parte giovedì 7 febbraio con la pizzica e taranta dal Salento con i Tamburellisti di Torrepaduli. Venerdì 8, spazio invece alle sonorità reggae e dancehall con una delle migliori realtà italiane ed europee del genere, i Mellow Mood, che presenteranno l'ultimo disco, Well Well Well; in apertura, le selezioni di BomChilom, uno dei sound più attivi del Nordest.

Il 9 febbraio torna a Venezia il salentino Malavida Dj, artista capace di miscelare sapientemente folk, musica balcanica e taranta per un set trascinante fatto di fanfare condite di beat elettronici, già fattosi conoscere e apprezzare nell'area veneziana come guest star del Capodanno del Rivolta. Domenica 10 febbraio sarà on stage il soul texano di Ty Le Blanc, per una serata a base di blues, jazz, R&B, country, pop, reggae e rock; la cantante sarà preceduta dalla performance con danze, canti e percussioni africane della versatile ballerina e pecussionista Jennifer Cabrera & Mamafolì.

Lunedì 11 febbraio è il momento degli Universal Sex Arena, band di sei elementi che propone un mix di sonorità tra garage crudo e muscolare, power psichedelia e la presenza scenica "iggypoppiana". Dulcis in fundo, gran finale martedì (grasso) 12 febbraio, con le selezioni di Momo Dj e l'Adrenalinik crew in apertura.

Venezia, è di scena il Carnevalaltro

sabato 2 febbraio 2013

Rock in Rome, più Mark Lanegan che Billy Corgan

Mark Lanegan © Sam Holden


luca.goestowest@gmail.com 

Saranno anche le leggi del marketing ma chiamare ancora una band con il suo nome originale lì dove è rimasto solo il cantante e tre turnisti (poco ci manca) è alquanto strano e poco rispettoso verso chi ha fatto la storia del suddetto gruppo, ossia gli Smashing Pumpkins (analogo discorso per i Guns ‘n’ Roses).

I rockers di Chicago sono pronti a esibirsi live in Italia per un’unica data, domenica 14 luglio all’Ippodromo Capannelle in occasione dell’evento Rock in Roma, preceduti dalla Mark Lanegan Band.

Gli Smashing Pmnpkins sono stati una delle più importanti rock band della scena anni ’90, con oltre trenta milioni di copie vendute e numerosi Grammy Awards conquistati. La formazione originale vedeva il cantante/chitarrista Billy Corgan, il batterista Jimmy Chamberlin, James Iha alla chitarra e D'Arcy Wretzky al  basso, quest’ultima già sostituita nel biennio 1999-2000 dall’ex-Hole, Melissa Auf der Maur. Quattro gli album realizzati insieme. Dal disco di esordio Gish (1991), passando per la psichedelia di Siamese Dream (1993), arrivando alla fama mondiale del pluripremiato Mellon Collie And Infinite Sadness (1995), per poi congedarsi con le sonorità ancor più introspettive e sperimentali di Adore (1998).

Oggi invece, a fianco di Corgan ci sono Nicole Fiorentino (basso), Jeff Schroeder (chitarra) e Mike Byrne (batteria). La band presenterà per la prima volta “live” il settimo album Oceania (2012) che ha raggiunto in poche settimane la quarta posizione della Billboard chart ed è stato eletto tra i migliori 50 album dell’anno passato dall’importante magazine specialistico americano, Guitar World.

Ad aprire lo show, i Beware of Darkness, giovane formazione alternative americana. Special guest della serata, la Mark Lanegan Band. L’ex cantante degli Screeming Trees, da quasi 30 anni una delle voci più profonde del rock, presenterà il sound sperimentale, contaminato e cupo di Blues Funeral (2012).

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