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mercoledì 15 aprile 2020

Guns 'n' Roses, Appetite for Vendetta

Axl Rose, voce dei Guns 'n' Roses, durante un concerto della band
Vi davano la caccia fuckin' Guns 'n' Roses, e adesso? Adesso sono io che la darò a loro. Da Out Ta Get Me a Chinese Democracy, il mio appetito di vendetta non si è mai placato, anzi.

di Luca Ferrari

Il mondo e il suo orrore non sono tanto diversi dalla vita privata quando subisci abusi. Oggi è il turno dello Yemen, della Siria e di tutti quei migranti a cui il nobile Occidente sta urlando (sparando in certi casi) che non sono i benvenuti. Non li vogliamo. Storie già viste. Storie che si ripetono. Ma si sa, le vittime del passato si possono onorare, quelle del presente vanno ignorate e se poi muoiono durante il tragitto nella loro (vana) ricerca di una vita migliore, pazienza. "I don't want one more war/ Io non voglio un'altra guerra", cantavano i Guns 'n' Roses in Civil War. Siamo punto a capo. Mentre il mondo si chiude in casa per l'emergenza del coronavirus, c'è chi sta scappando dalle bombe. Ci sono persone a cui è negato il diritto di salvare la propria vita.

Non sarei diventato un appassionato del rock senza la spinta dei Guns 'n' Roses. Se il mio esordio in quel mondo è targato Iron Maiden (fatalità poi il primo concerto che vidi. ndr), prima ancora di trovare la mia dimensione nell'epopea delle band di Seattle, a ispirarmi c'erano loro: Axl, Slash, Duff. E non fu un caso che le mie prime parole uscirono sull'onda emotiva, cullato e sballottato dalla grandiosa malinconia di November Rain. Controversi sotto alcuni punti di vista, ma emblematici quando si tratta di autentica ribellione rock. Un concentrato di testi e riff taglienti che a fine anni Ottanta non ebbe eguali.

Guns 'n' Roses non avevano paura di nessuno. Guardavano in cagnesco il mondo in totale anarchia intellettuale, sfidando tutto e tutti. Un aspetto questo della band di Los Angeles che ho sempre ammirato. Out Ta Get Me l'ho sempre sentita come una dichiarazione di guerra. Una confessione onesta di ciò che era (no). Una potenza sonora che mi è tornata in mente nel singolo Chinese Democracy. Ci sono morti che non riposeranno mai. Ci sono lapidi che attendono ancora giustizia. Qualche giorno fa sono passato davanti a una di queste...


LA SALIVA INSANGUINATA DEL MIO PRESENTE 

...L'odio ha rimpinzato a dovere
il mio desiderio di sepoltura anticipata
... Il dolore si è prostrato
senza riverbero né uno strapiombo
per qualsiasi meritato addio

Ho cattive intenzioni
e quelli là sono tutti i miei anacoreti...
Il colore camaleontico della saliva
è uno specchio viscido
senza presentazioni purpuree
da confutare

Ho la bocca ancora piena
di sangue... Ho spostato i miei occhi
dentro l'argento
di ogni inquietudine incubata

La disinformazione sulle mie letture
è stato il fallimento
delle mie prime ve(n)dette
...
Quel fervore d'abisso
fu al massimo una giornata fumosa
iniziata con troppa ispirazione
galleggiante... Sto guardando
ancora più indietro, quando dovetti
ripulire tutto il mio corpo
dai frantumi
di una lancetta rimasta integerrima...

... (passaggio di una vita intera) ... 
... (incolume sacco di trapezi e sbalzo temporali) ... 
... (fatuo distacco senza missioni) ... 

Il presente è un coro a tre voci
senza condizioni né filo spinato

Oggi pretendo il massimo
della mia verità... Quel giorno
tutte le mie verità
furono smascherate
in un lungimirante e autentico atto d'amore
...
(Venezia, 15 aprile '20)

Guns 'n' Roses, live Chinese Democracy

domenica 5 aprile 2020

Sappy, i versi distorti di Kurt Cobain

L'album di inediti Rare Traxx dei Nirvana e il cantante-chitarrista Kurt Cobain
Il suono sporco e lancinante. Parole strascicate e accordi distorti come nella miglior tradizione "SonicYouthiana" tanto amata da Kurt Cobain (20 febbraio 1967 - 5 aprile 1994).

di Luca Ferrari

Verse Chours Verse, Sappy. Due canzoni distinte ma talvolta pubblicate uguali. Un suono sporco. Distorto. La chitarra mancina ringhia cercando di coprire la voce scaraventata fuori dalle corde vocali di un ragazzo di Aberdeen (Wa), Kurt Cobain. "And if you cut yourself/ You will think you're happy - E se ti tagli/ Penserai d'esser felice", biascica rabbioso il chitarrista cantante dei Nirvana. Un chiaro riferimento a quel nichilismo di matrice punk-SexPistolsiana che si manifestava nell'auto-sfregiarsi gli avambracci. In Sappy non c'è la limpidezza dell'album di Nevermind. In Sappy c'è un torrente che vuole far sentire la propria forza anarchica a una cascata scrosciante.

Il 5 aprile è una data che è impossibile ignorare per gli amanti del rock. Due dei più fragili e dannatamente sensibili artisti della scena della Seattle anni Novanta, Kurt Cobain e Layne Staley, si sono tolti la vita a distanza di pochi anni (1994 e 2002). Dopo una inevitabile fase di transizione, gli Alice in Chains sono tornati a ottimi livelli sonori con il terzetto base formato dal chitarrista Jerry Cantrell, il bassista Mike Inez e il batterista Sean Kinney, ai quai si poi è unito l'ottimo neo-cantante Robert DuWaal. I Nirvana al contrario erano troppo Cobain-centrici e sarebbe stato impossibile sostituirlo. Sono rimasti laggiù,

Nel 1996, quando vivevamo ancora in un mondo dove andare in un negozio di musica era un'avventura, non sapendo bene che cosa si sarebbe potuto trovare in quel mondo sommerso che erano i bootleg, mi capitò in un negozietto a buon mercato uno di quei live inediti da poche lire. Una raccolta scomposta dei Nirvana chiamata Rare Traxx. Dopo la prima e famosa Very Ape dall'ultimo album In Utero (1993), ecco una canzone che non avevo mai udito prima, Verse Chorus Verse che poi in realtà è Sappy, una tra le canzoni più vecchie scritte da Cobain. Le note entrano immediate. Le parole che capisco in parte hanno quella semplicità lancinante che nessuno in quel di Seattle sapeva immettere come lui, Kurt Cobain.

Quelli erano ancora gli anni del walkman e cassette. I cd si compravano ma poi si duplicavano in cassette da 60, 90 e/o in certi casi addirittura 120 minuti. In questo ennesimo anniversario (il 26°) della morte di Kurt Cobain (1967-1994), vissuto nella solitudine addomesticata del coronavirus, mi è tornata in mente Sappy. Ignoro il perché e nemmeno me lo chiedo. Il mio lavoro non è rispondere alle domande, ma lasciare spalancato il mondo dell'ispirazione e agire di conseguenza. E quello che sento adesso è di rimettermi sul quella strada. Riviverla, e rispondere di conseguenza con le parole scaturite dall'ascolto viscerale di Sappy dei Nirvana.


SDOLCINATO SENZA IPOTESI

Lontano, astratto... Cognitivo... 
Emotivamente archiviato... Nel cammino 
di un mare abbandonato
l'indirizzo arrugginito dei fiori
si è mimetizzato 
in un dolore senza cicli

Distesa intervallati dai tuoni,
non ci sono più
le vere creature solitarie di una volta... 

Pieno di significati
da elaborare in modo doloroso e sincero,
dicono di essere andata avanti
ma non ci siamo ancora
nuovamente presentati... Perché allora
abbiamo così poco interesse
di comunicare tra noi?

Hai già rinunciato ai falsi ideali
di succube divino, o il sonno
delle punizioni 
ha finalmente ostracizzato 
ogni tua possibilità di un un decor(s)o 
subumano?

Qual è il modo migliore
di tenere testa alle sponde?
È ciò che avrei sempre voluto chiedere
se le false speranze non fossero 
così scarne d'inchiostro 

Sono quasi annegato
ma ho sempre avuto le mani
conficcate nel carminio,
il sole e i ratti... Questo è un cammino interiore,
la prossima volta
mi spoglierò di ogni opinione superflua
e vi darò la caccia... La prossima volta
non avrete il tempo di chiedermi
che cosa abbia amato prima di scomparire,
farò a meno dei tatuaggi dell'odio
e soffierò sulle candele 
di tutti i desideri scagionati... Sono io,
non c'è più posto per voi...
(Venezia, 1996 – 5 aprile 2020)

Sappy, by Nirvana

Nirvana, il bootleg Rare Traxx

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