!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->

martedì 26 giugno 2018

Mano nella mano col rock dei Pearl Jam

Padova, stadio Euganeo – la performance dei Pearl Jam © Luca Ferrari
Mano nella mano con le emozioni, solitarie e condivise. Viaggio istintivamente emozionale nel concerto patavino dei Pearl Jam.

di Luca Ferrari

Disseminate dentro le loro note c’è una ricca porzione della mia identità, memoria ed eredità. Riprendo il cammino. Sono pronto a nuove dichiarazioni. Per la quarta volta assisto a un concerto dei Pearl Jam: il primo da ventenne a Roma 1996, poi il Jammin Festival 2008 al parco di San Giuliano di Venezia, l'intenso e atteso show a Trieste 2014 e ora Padova 2018. Ancora loro, i Pearl Jam. Una piccola e inattesa scintilla intanto si manifesta dentro me, quando ancora sono lontano. Un istintivo atto di riscatto vitale e continuità scandito dalle loro note. Un amore appena cullato. Qualcuno direbbe. I changed by not changing at all. È  proprio così. Possiamo andare.

Padova, stadio Euganeo (24 giugno). A distanza di un anno esatto dalla performance solista di Eddie Vedder a Firenze, l’intera band dei Pearl Jam è pronta per un nuovo entusiasmante concerto del loro tour europeo senza nuovi album da presentare. Sembra ieri di averli visti nel capoluogo friulano ad ascoltare per la prima volta la loro ultima fatica discografica, Lightning Bolt. Alle 21,04 i rocker di Seattle attaccano con Pendulum, proprio dal suddetto, seguita da un’altra canzone soft, Low Light, per poi iniziare ad alzare il ritmo (e i decibel) con la graditissima e grandiosa Last Exit.

Per la prima volta al mio cospetto non suonano né Jeremy né la cover NeilYounghiana Rockin’ in a free world, sostituite (se così si può dire) da God’s Dice, Down, Crazy Mary e l’immortale cover degli The Who, Baba O’ Riley. Sarebbe stato troppo ascoltare altre perle inedite come Strangest Tribe. In compenso assistiamo esterrefatti a una poderosa esibizione di Even Flow con un Mike McCready strabordante più che mai. Per tecnica e velocità, quasi un chitarrista heavy metal. Analogo discordo per il tastierista hawaiano Boom Gaspard, strepitoso nella sopracitata Crazy Mary.

Ma voi tutto questo già lo sapete, così come che Stone Gossard e Jeff Ament restano più defilati mentre Eddie Vedder fa il suo show. Voi già lo sapete ma io non sto scrivendo su Live on Two Hands - le parole come non le avete mai ascoltate, per raccontarvi ciò che già conoscete. La track list e le banalità sul rabbia e il grunge, genere mai esistito e su cui erroneamente la stampa continua a disquisire, le lascio agli altri. Live on Two Hands è prima di tutto onestà emotiva ed è quello che farò ancora una volta. Nelle prossime inframmezzate righe sentirete proprio questo. Un’ondata di sentimenti in cui spero vorrete indugiare il più possibile. E se non trovate la via d’uscita, allora le avrete davvero comprese.


AL CHIARO DI UN'ETERNA STORIA CONDIVISA 

Gruppi in sommossa
contro l’effimera immortalità… da
dove siamo davvero emersi?
Dentro l’apparato di affermazione
c’è solo la ragione degli ultimi,
sono i saluti che ancora piovono
vicini alla luna… e quei fiumi
spogli di scontri e sponde, che
garantiscono il movimento
del nostro ritorno… si,
ho tolto tutti quei superflui segmenti
dalle loro indicazioni e ora
siamo tutti più inclini
a non racimolare la nostra libertà

Scie alfabetiche sull’orlo marino
desiderano e singhiozzano… non vogliamo
ideatori a salve
nella nostra nuova antologia… è vero
che al giorno d’oggi
un nome non significa nulla
se non una mano priva di radice?
Fermiamoci… Perché fate a gara
per rispondermi… io non
ve l’ho chiesto
e attorno ci sono anche cuori lontani
così come chi ha definitivamente
dato l’addio
alle proprie saracinesche… e in questo
aggiornato girotondo umano i sorrisi del passato 
balbettano beati 
da dietro il flusso più spericolato…

Frecce differenziate
attraversano albe posteriori… in che direzione
stanno andando le farfalle?
Dovrei chiedere a ciascuno di voi
quale sensazione le/gli abbia appena permesso
di ricominciare a vivere...
Era rimasta conficcata dentro… era
rimasta fioca
e senza nessun obbligo di perdono…
Facciamo le valigie insieme
e senza scarpe di ricambio, oggi
camminerò solo mano nella mano
(Padova, 24 Giugno ’18)

Even Flow (Pearl Jam), live Padova 24 giugno 2018

 Due fan si avviano a vedere il concerto dei Pearl Jam allo stadio Euganeo di Padova © Luca Ferrari
Padova, stadio Euganeo – il pubblico assiste alla performance dei Pearl Jam © Luca Ferrari
Padova, stadio Euganeo – il bassista Jeff Ament (Pearl Jam) © Luca Ferrari
Padova, stadio Euganeo – il chitarrista Mike McCready (Pearl Jam) © Luca Ferrari
Padova, stadio Euganeo – il cantante Eddie Vedder (Pearl Jam) © Luca Ferrari
Padova, stadio Euganeo – il pubblico assiste alla performance dei Pearl Jam al chiaro di luna © Luca Ferrari

lunedì 25 giugno 2018

I got ID (Pearl Jam), l'amore risorge

Il booklet di Merkin Ball (Pearl Jam)
Prima la solitudine e l'abbandono, poi l'amore più inimmaginabile. Tutto ciò in una canzone. Tutto questo vissuto a distanza di anni ascoltando la dolorosa I got ID (Pearl Jam feat. Neil Young).

di Luca Ferrari

If just once, I could feel loved (Se per una volta mi sentissi davvero amato) cantava la voce rabbiosa di Eddie Vedder nella malinconica I got ID, direttamente dall'EP Merkin Ball (1995) suonato insieme ad alcuni membri dei Pearl Jam e alla chitarra distorta dell'amico Neil Young. Un gesto per "ricambiare il favore" al rocker canadese che li aveva scelti per il suo album Mirror Ball, pubblicato nello stesso anno pochi mesi prima. I got ID, una canzone ruvida e dolorosa. Una canzone ascoltata troppe volte in momenti non particolarmente ottimistici.

La vita di una canzone non si placa con le mode. È semplicemente eterna tanto quanto l'anima di chi l'ascolta. Oggi I got ID è diventata qualcosa di più. Oggi quella canzone ha raccolto nel suo oscuro abbraccio un ulteriore significato e per giunta a poche ore di distanza dal live dei Pearl Jam allo stadio Euganeo di Padova. Nello stereo c'era il doppio cd Rearviewmirror: Greatest Hits 1991-2003. Poi è arrivata lei e non ho avuto dubbi su cosa avrei dovuto fare. L'ho fatto e ancora una volta calde lacrime hanno cominciato a graffiare i miei occhi, sebbene in modo differente.


CI HANNO VISTO INSIEME

Hai mai inseguito un aquilone
senza sapere
come si faccia a cadere? … Vorrei
poterti raccontare
di aver conseguito 
il brevetto di raccoglitore di stelle
ma non sarebbe poi vero
e le bugie
non sono state mai state i miei remi

onde di sabbia… zaini
traboccanti di orologi
senza ticchettii… una domanda
senza persecuzioni
e una certezza di non amore…
quale altro frastuono
dovevo sprigionare
per farti intendere ciò che avevo dentro?

Faccio la conta
delle formiche che hanno usato
le mie gambe
per tornare nelle proprie tante… cancello
i documentari
che hanno rimpiazzato
i cartoni animati
con cui intrattenevo le sedie vuote
del mio domani

sono andato avanti
ma non mi fermavo mai a chiedermi
il perché, e quando
mi guardavo intorno per capire
se ci fosse davvero dell’amore
attorno a me, non ero
nemmeno capace di chiedere l’autostop
e addormentarmi
nel buio di qualche vacillamento

adesso sono vicino a te… posso sentire
il dondolio di una nuova pagina… è
stato istintivo e l'ho fatto per quel me
laggiù... ho cullato anche me stesso...adesso
che sei tra le mie braccia 
userò sempre lo stesso foglio
ma andremo avanti insieme...
(Venezia, 24 Giugno ’18)

I got ID, by Pearl Jam

venerdì 22 giugno 2018

Sopravvissuto al mondo contro

Avanti verso l'ignoto...
Morde la desolazione. Brulica la resa. Diaspora fluida e senza apparente direzione. È solo un abbaglio. È solo un'interpretazione sballata. Il domani splendente è già arrivato e da un pezzo.

di Luca Ferrari

Sarà la diffusione del trailer di Creed II, in arrivo il 29 novembre prossimo, film che vedrà incrociare i guantoni dei figlio di Apollo e Ivan Drago. Sarà che siamo in una stagione in cui riprendo a calcare la sabbia per il mio adorato jogging, ma ecco tornare prepotente nella mia memoria la colonna sonora di Rocky IV. Tra le meno note c'è anche lei, Man Agains the World, dei Survivor. La mitica band della leggendaria "Gonna Fly Now". Ascolto e riascolto. Scrivo e scrivo ancora. Sono in vena di riconoscimenti. Sono deciso a qualche licenza. Sono pronto ad andare avanti senza nessuno abbattuto domani.


MI CONFIDO UN PENSIERO
  
E ancora ho continuato
a credere
che voi sempre foste così lontani
… e ancora ho voluto credere
che tra le rocce
ci fossero primule e balsami…
e ancora ho pensato
mi sarei dovuto nascondere
ma la luce
non è mai una concessione di nuvole
e reclami… ho pensato
che nulla mi appartenesse,
decisi che sarei venuto
sempre a sottrazioni con il mio
domani… i troppi chiodi
ripieni di panieri sgonfiati
sono ormai alghe
ricoperte di domande rampicanti… lo
sono sempre stati,
ma non lo avevo mai voluto
vedere… è dunque questo
il mondo
che tanto mi spaventava? Siete
dunque tutti voi
coloro a cui ho venduto ombre
in cambio di vagoni
senza tetto?... guantoni
pieni di pioggia evacuata,
e siete ancora lì
a spaccarvi la testa
con gli stessi scatti precipitosi
... avete avuto
la vostra vittoria? E adesso
che non ci sono più porte
cosa vi è rimasto?... suona
beffarda anche la polvere… rimbalzano
mute le campane… grondano
i coperchi… immagini
riflessi e qualcosa d’altro… perché
a tutto il mondo
dovrebbe importare del mio domani
se non mai voluto
null'altro che la mia vita…
(Venezia, 22 Giugno ’18)


Man Against the World, by Survivor

sabato 2 giugno 2018

La danza di Neil Young & Crazy Horse

L'album di Neil Young & Crazy Horse, Year of the Horse, ideale per un viaggio in Canada (dx)
Il rumore dell'acqua come ninna nanna. Una danza unica e speciale che mi riporta alla poesia del Canada. E poi subito risuonare When You Dance di Neil Young & Crazy Horse.

di Luca Ferrari

Vivere sull'acqua è qualcosa di unico e impareggiabile. Ci sono nato e ancora oggi la cosa mi sorprende. Se dovessi abbandonare Venezia, vorrei un'altra isola. Magari l'ancor più amata Prince Edward Island, in Canada, patria del cantautore Neil Young. Ogni notte l'ultima parola è dell'acqua sotto la mia finestra. Ieri notte il mare mi ha parlato e la canzone When You Dance, ascoltata la prima volta nel 1997 a Londra subito dopo aver acquistato l'album live Year of the Horse (1997) di Neil insieme ai Crazy Horse, mi è istintivamente tornata dentro. Tutto il resto era dentro fino a pochi istanti fa...

DIALOGO RUDIMENTALE COL MARE

Il suono è lontano,
voi che cosa starete già facendo?
Non sono mai stato generoso
in specchi o descrizioni, invece
le emozioni erano a un altro stadio

le onde, la mia tutela
la privacy dei miei sentimenti
...oggi nessuno ti vuole conoscere
però ti viene a raccontare
come spedirsi un mazzo di niente

lascio uscire un mano fuori
di me… lì sotto
c’è qualcuno che ho incontrato
anche altrove… lui potrebbe dire
lo stesso del sottoscritto

solo un lento ciucciare
assonnato e rannicchiato
come farebbe
la più forte delle lacrime… Non
so se farò in tempo,
di certo al giorno d’oggi
lo sapreste tutti e allo stesso tempo

secondo la normale procedura oraria,
il sole dovrebbe essere
ancora molto lontano dal mio cammino
eppure io non ci credo… adesso
c’è chi si sta risvegliando
ed è pronto a non capire… adesso
ho un solo desiderio,
che io e te ricominciamo a palare,
nessuno ci capisca
e un giorno ci scambiamo ancora
di posto… riesci a mantenere
questo segreto? Riusciresti
a dargli tutta la spinta decisiva?
Sto per chiudere gli occhi... adesso
tocca a te...
(Venezia, 2 Giugno ’18)

When You Dance, live by Neil Young & Crazy Horse

Cerca nel blog

Post più popolari