"[...] Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato/... Io non perdono, non perdono e tocco [...]". Caro Francesco Guccini, forse io e te avevamo qualcosina in comune.
di Luca Ferrari
Impegno politico. Canzone d'autore. Malinconia provinciale operaia. No, non ho mai avuto feeling con la musica di Francesco Guccini (1940-2026). Non l'ho mai cercata e quando mi veniva proposta, mi tediava. Mai stato abbastanza in prima linea per approfondirla davvero. Eppure una sua canzone mi è sempre stata affine, Cirano, dall'album "D'amore di morte e di altre sciocchezze (1996). Cirano è un idealista. Un Don Chishiotte. Un eroe non riconosciuto che non troverà mai la sua pace. Emblematica la strofa - A parlarle non riesco, Le parlerò coi versi -. Nel mio caso il "le" è il mondo intero, lo è sempre stato. Di recente sono andato a rivedermi le sue clip nel film "Radiofreccia" (1998), diretto dal cantautore Luciano Ligabue. Ho riguardato quelle sequenze. Guccini è un barista, ma più che altro uno zio buono e "incazzoso", guardingo con i suoi clienti-nipotini scapestrati, pronto a regalare sinceri scapaccioni e sorridere amaro.
Sì, credo tu sia questo. Oggi ancora una volta, "Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio...". E lo farò per te.
"…PER LA MIA RABBIA ENORME MI SERVONO
ancora GIGANTI..."
Però non la sopporto la gente che non sogna… proseguivi così, e io ero lì, pronto a rinunciare a qualsiasi legame purché tutte le Fantàsia in terra non venissero soggiogate dalla conflittualità della convenienza dell’età adulta... ma ora?
Forse un giorno ti è arrivatauna mia lettera, in un tempo in cui innocenti promesse di caminetti erano il dolore con cui nessuno poteva raggiungermi…
[...] Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere,
io amo essere odiato [...].
Chi sono adesso quei paladini?
… Sempre più persone
si ricordano di noi
e vorrebbero fossimo
ancora quelli… Adesso
la gente ci vorrebbe
lì per loro, a ricordargli
quanto sia sta unica
la loro libertà… ho anticipato
le derive del destino
e non mi è rimasto
nemmeno un ponte levatoio
...
ci sono passati tutti davanti...
Ma su quegli alberi
di stelle di cartone la pioggia era il sogno
più glorioso, tutti gli altri
mendicavano codici
da chi aveva già trovato posto
nelle sagome rimborsate
...
Se ci ripenso,
ho sofferto troppo e invano
(Venezia, 9 Agosto ‘26)
Francesco Guccini, Cirano
