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giovedì 16 luglio 2026

Kiss me, il primo bacio resta

Il primo bacio non si scorda mai. Vorrei ripartire da qui, dalla melodia sotto le stelle di Kiss Me (Sixpence None The Richer) quando le panchine erano avamposti di giovani innamorati.

di Luca Ferrari

La spiaggia. Una ragazza incontrata per la prima volta. La simpatia reciproca. Il primo bacio per entrambi. Una storia comune a moltissimi di noi. Può succedere a chiunque. L'estate è da sempre la stagione per eccellenza dei nuovi amori. Kiss Me dei Sixpence None The Richer l'ascoltai per la prima volta ai tempi della sitcom Dawson's Creek. Oggi mi sento così, ho voglia di ricordare quel momento. Penso a tutto quello che è venuto dopo. Penso a un breve periodo che trascurò le stelle per poi vedersi inghiottito nell'ingombrante debito del passato. Chissà se oggi qualcuno o qualcuna darà il suo primo bacio. Spero possa essere un momento che potrà rimanere speciale anche quando sui prati non vedrà più fiori sbocciare ma solo petali trascurati a cui confidare stati d'animo inquieti senza l'ingerenza di un sole mai davvero accolto. Questa volta però, forse sarà solo una breve pausa e la vita ricomincerà...

MINI RICORDI PER GRANDI DOMANI 

le scintille nascono così,

ed è stato

un modo bellissimo

per venire al mondo...

la forza, un mare sconosciuto

e un istinto senza ieri... il

vedere nessuna ambivalenza

nella sabbia innocente

di una rosea carezza


ho sempre pensato

che la mia esistenza

fosse venuta al mondo

quando iniziai

a restringere la luce altrui,

non avevo mai considerato

ciò di cui avrei

potuto sentire il frastuono


a quante passeggiate

ho rinunciato

da quel giorno... In quanti ancora

ricordano il proprio momento...


non ho mai pensato

a dove le sarebbe piaciuto

fermarsi… non

ci fu il tempo per noi...

non ho mai più pensato 

a quello che mi avrebbe

potuto raccontare...


le parole hanno ancora

un domani? Le mie storie

sono sempre ancora

mie… Le mie storie

hanno ancora molte strade

da cui farsi volutamente

ignorare... oggi innocentemente

sto ascoltando

una di voi… E anche se

avrei ballato sempre più da solo,

questo giorno

amorevolmente resterà...

                          (Venezia, 16 Luglio ‘26)


Kiss Me, by Sixpence None The Richer

giovedì 4 giugno 2026

Load, il nuovo album dei Metallica

Metallica di Load

L'album che rivelò la natura autentica dei Metallica. Una band interessata al mainstream e all'apparenza. Load segnò la fine dell'anima autentica dei 4 di Frisco.

di Luca Ferrari

Il 1996 vide l'uscita di album rock a dir poco strepitosi: Down on the Upside (Soundgarden), New Adventures in Hi-Fi (R.E.M.), No Code (Pearl Jam), solo per citarne "alcuni". Per assurdo, il peggiore fu quello a catalizzare la maggiore attenzione. Il perché si fa presto a dire. Loro erano i Metallica e Load era il successore del Black Album, il disco che aveva proiettato i 4 di Frisco nell'Olimpo del rock commerciale sdoganando per sempre l'heavy metal o presunto tale. A far gridare (subito) all'orrore, il videoclip "filosofico" di Until it Sleeps, l'assenza dello storico logo della band con le due M e A personalizzate, e peggio che peggio un look che sembrava sputare su tutto quello ci avevano convinto di essere. Con Load i Metallica non solo aprirono un nuovo capitolo delle loro vita professionale ma ci fecero capire che il meglio era ormai passato, che chiunque ormai li avrebbe potuti ascoltare. La tribù era diventata multinazionale e per tutti i puristi del genere, questo fu un tradimento. Riassumendo in slang locale: Fioi, go' scoperto una nuova band. Xe ciama Meta'ica e i ga fatto sto primo album: Lod!

Prima di Load, i Metallica avevano pubblicato 5 album: Kill'em All, Ride the Lightning, Master of Puppets (da molti considerato il migliore, ndr), ... And Justice for All e appunto il Black Album. Dopo la tragica morte di Cliff Burton, venne reclutato al basso Jason Newsted, sempre molto emarginato dal resto della band e mai valorizzato abbastanza. I primi 5 album dei Metallica sono autentici capolavori. Era difficile chiedergli di più e sfido chiunque a trovare una band che abbia saputo realizzare più di 5 dischi eccelsi. Ok, qualcuno c'è stato (Neil Young), ma sono una rarità. Load in sé è anche un buon album rock ma sono davvero poche le canzoni a lasciare il segno. Per originalità, il blues di Mama Said è forse l'unica a emergere. Il resto è una formula di rock massiccio che non incide: 2x4, King Nothing, Hero of the Day (atroce il videoclip - ndr), Poor Twisted Me o ancora Bleeding Me. Ci si poteva forse aspettare un album non eccelso anche se all'epoca non era immaginabile, quello che deluse o meglio amareggiò, fu il neo-atteggiamento mainstream che i Metallica si cucirono addosso, ponendosi come superstar e sputando su quello che era stato il loro passato stradaiolo.

Load era


Metallica - Until It Sleeps 

martedì 12 maggio 2026

Mariah Carey — Always Be My Baby

L'incantevole Mariah Carey canta Always Be My Baby

Voce celestiale, raffinata bellezza. Mariah Carey si dondola dolcemente al chiaro di luna sulle acque del lago, cantando Always Be My Baby.

di Luca Ferrari 

"[...] When your days and your nights get a little bit colder,
oh (I know that) you'll be right back, baby
Oh, baby, believe me, it's only a matter of time, time
...
You'll always be a part of me (in my heart)
I'm part of you indefinitely
(oh) Boy, don't you know you can't escape me?
(Yeah) Ooh, darlin', 'cause you'll always be my baby [...]".

Inizio da questo passaggio video-sonoro di Always Be My Baby, quando un'incantevole Mariah Carey guarda verso la telecamera cantando in un trionfo di pura dolcezza umano-musicale. Always Be My Baby è una passeggiata primaverile fra un tramonto esitante e le piante di melissa non ancora sbocciate. Always Be My Baby è una dichiarazione di intimità, una lettera all'infinito più tangibile con la promessa di nuove e profonde radici. Always Be My Baby è un atto di fede prima di addormentarsi. Oggi, quando ascolto ancora Always Be My Baby di Mariah Carey, rivedo la mia giovane innocenza sognare l'amore più delicatoOggi, quando ascolto Always Be My Baby di Mariah Carey, sento una confidenza diventare la mia più grande ambizione sentimentale. Quando ascolto Always Be My Baby di Mariah Carey, riesco perfino a voltarmi indietro e a credere che non tutto sia andato così male, e che alla fine di ogni lacrima ci sia stato comunque un lieto fine. 

Always Be My Baby sbarcò su MTV nella primavera del 1996 e fu amore (incondizionato) a prima vista. Mariah era stupenda. Una soffice chioma castana, vestita di solo jeans e la camicia annodata sopra la vita. Una delicata sensualità da "fidanzatina" della porta accanto. Terzo singolo del disco DayDream (1995), Always Be My Baby fu scritta dalla cantautrice americana insieme al produttore e rapper Jermaine Dupri. L'atmosfera del video è una piccola storia d'amore. Luci soffuse. Riflessi acquei. Una rudimentale altalena e due giovani innamorati che hanno solo voglia di stare insieme. Corrono, tenendosi per mano. Mentre gli altri danzano e socializzano davanti a un fuoco in mezzo alla natura, loro due sono pronti per scambiarsi il primo bacio.

Nel 1996 Mariah Carey tenne alcuni concerti in Europa, ma non in Italia. Avrei voluto andare a vederla ma desistetti a causa della lontananza e degli inevitabili costi. All'epoca andavo sempre ai concerti da solo. Mi sono spesso chiesto cosa sarebbe successo se fossi andato così lontano. Forse non sarei più tornato a casa. Forse avrei trovato il coraggio di rompere definitivamente con tutto e sarebbe stato cruciale sapere che a ispirarmi era stata la dolcezza canora di Mariah Carey. Non accadde. Mi "consolai" con un articolo del suo show olandese che ancora oggi conservo, incollato in una vecchia e molto vissuta agenda. A corredo del servizio, una sua bellissima foto. In perfetta sintonia con il videoclip, al momento di cantare Always Be My Baby, il giornalista scrive: "l'allora 24enne Mariah si presentò al pubblico più sbarazzina: giacca e pantaloni neri, un corpetto zebrato che le lascia la pancia nuda e i capelli sciolti (cit)". 

La musica di Always Be My Baby ha sempre avuto il merito di placare l'ardore demoniaco di un rock fin troppo affine alle ferite della mia anima. Se le mie giornate di quell'epoca si destreggiavano incessantemente tra la profondità senza ritorno dei Mad Season e l'immortalità dei Pearl Jam, ogni tanto questa semplice ragazza di Huntington, NY, riusciva nel miracolo di sovvertire gli avamposti della mia profondità. La sua voce era sincera. Arrivava all'improvviso, invitandomi a guardare oltre le invalicabili vette del baratro. Always Be My Baby era molto di più di una poesia senza dedica. Always Be My Baby di Mariah Carey è una passeggiata notturna illuminista dalla luce di tuoni lontani, accoccolato tra romantiche nuvole bigio-biancastre in placido transito del sole.

INEVITABILMENTE, SAREMO FORTI INSIEME


è il mare dentro,

una collana e un naufragio,

oh, non smetterò mai

di soffermarmi

su ciò che ha reso la vita

una storia in cui risvegliarsi


posso raccontarti

qualcosa che non abbiamo ancora vissuto insieme? So ancora

troppo poco di te,

eppure ci siamo comunque

incontrati...


Se oggi lasciassi andare

una scatola vuota

con dentro una lettera ben protetta,

qualcuno direbbe

che ho cambiato idea sul nichilismo e sul mondo in generale… ci pensi mai

a quante volte

siamo stati sul punto

di smetterla per sempre

di ricordare

i sogni che avremmo potuto

districare insieme? Hai mai avuto in mente un momento

in cui avremmo potuto incontrarci

senza doverci dire addio

il giorno stesso?

… In quei miei domani così rassegnati

non c’è mai stata 

una franchigia di redenzione,

solo uno spiraglio

di mondi lontani

che un giorno si sarebbero scambiati di posto

per indebitarsi

con un messaggio universale


non ho mai fatto caso

ai fiori cresciuti

lungo le sponde… Adesso

li vedo, e sono certo,

qualcuno li avrà già colti

e sarà andato via... è, è

la dolce inesattezza dell’amore (Venezia, 12 Maggio ‘26)


Mariah Carey - Always Be My Baby

1996 - un articolo su Mariah Carey ancora conservato in una vecchia agenda © Luca Ferrari

venerdì 8 maggio 2026

Skid Row, è sempre My Enemy

Ruvida potenza. Energia rock allo stato puro. Dal sottovalutato Subhuman Race (1995), gli Skid Row sprigionano tutta la loro combattiva ribellione nell'iconica My Enemy,

di Luca Ferrari

Sebastian Bach, Rachel Bolan, Dave "Snake" Sabo, Scotti Hill e Rob Affuso erano una vera miscela esplosiva di accordi e acuti. In una fase storica dove il sound di Seattle aveva spazzato via l'hard-rock targato GnR, gli Skid Row divennero uno dei volti più autentici di una nuova epoca. Originari del New Jersey, furono scoperti e lanciati da Mr John Bon Jovi. Solo tre album nella prima fase della loro carriera musicale (proseguita poi senza Bach), in un crescendo di potenza sonora. My enemy, prima track del disco Subhuman Race, è un graffiante viaggio interiore. Non è un caso che il videoclip sia stato girato tutto in bianco e nero con ripetuti primi piani del cantante arrabbiato. Gli Skid Row mi hanno sempre trasmesso una forte sensazione di forza dirompente contro il resto del mondo e anche se la cosa non piaceva, non era un loro problema. D'altronde, You can be my enemy and I don't care, cantavano proprio nella suddetta "My enemy". Sono poche le band così riottose che hanno saputo scrivere una significativa anche se breve pagina di rock.

IL TUO GENOCIDIO NON È IL MIO GENOCIDIO 


ho scelto una strada

senza perdono…Sai,

lo faccio ancora

e non è poi tutta questa

gigantografia


ho provato a scappare,

ho provato

a fare della mia innocenza sconvolta

un lascito definibile

ma finivo sempre per scrivere

lettere solitarie

sui prati e invidiare gli aquiloni

a più mani… ed

è bello sapere che

qualcuno ancora si ricorda

delle mie paludi senza regole effimere... ed è confortante

sapere che ancora qualcuno

si chiedeva

perché non riuscissi a immaginare

un domani migliore


sto ancora combattendo

contro di voi… sono ancora

sommerso dal fango delle onde… sto

ancora pensando a quelle rive

mai raggiunte...


non è successo nulla

di quello che dicevate… i confini

hanno cambiato

impugnatura… le malelingue

più dettagliatamente amichevoli

hanno continuato

a narcotizzarci… tutto

viene sempre rimandato

al prossimo cecchino… bussa

pure alla mia porta

con tutta la tua malvagità...ti

sto aspettando,

il presentimento spezzato

non ha nulla a che vedere

con la mia porta...

(Venezia, 8-9 Maggio '26)

Skid Row - My Enemy

giovedì 16 aprile 2026

All Apologies - Olocausto interiore

Kurt Cobain (1967-1994) e sua figlia Frances

Il giorno dopo. Il giorno dopo la fine. Il giorno che segnerà per sempre la fine di una vita. In the sun, Married, Buried singhiozza rabbioso Kurt Cobain in All Apologies

di Luca Ferrari

E adesso?... Ci sono momenti nella vita che cambiano la percezione della nostra intera esistenza. Spartiacque che ti fanno comprendere come da un determinato momento in poi tutto sarà diverso e non ci potrà essere più ritorno alla normalità. Nulla sarà più come prima. Il passato viene totalmente ridisegnato e il futuro... Quale futuro? Mancavano ancora poche settimane e sarebbe potuto essere un nuovo inizio ma non era possibile. Poco dopo il suicidio di Kurt Cobain venne trasmesso uno speciale di una mezz'oretta circa che si concludeva sulle note di All Apologies. Avevo 18 anni all'epoca ma un'immagine mi è rimasta dentro da allora. Non il Kurt sul palco. No, Kurt con un cucchiaino in mano mentre cercava di dare mangiare alla sua piccolina, Francis Bean, in braccio alla mamma (Courtney Love) e la creaturina che faceva una dolce movenza di rifiuto. Non si si vedeva il volto di Kurt, di spalle/profilo e coperto dai capelli lunghi.

All Apologies non è mai stata una delle mie canzoni preferite dei Nirvana, meno che meno la sua versione Unplugged. Tra le ultime tracce dell'intenso album In Utero (1993), l'ho sempre preferita rock e distorta dove la dolcezza di certi versi si amalgamava meglio con la rudezza melodica del suonato. Non avendo trovato il video, ho optato per postare da YouTube un tributo che mostra varie immagini della band, avvicinandosi di più ai miei ricordi. Quell'immagine di padre-figlia in qualche modo fotografava tutta la mia fragilità contesa tra buio interiore e innocenza di vita. All Apologies. "I wish I was like you/ Easily amused" ammetteva candidamente Cobain. Poche parole di straordinaria schiettezza umana-sociale: "Vorrei essere come voi, che vi divertite con poco". Introspezione massima e poi quel finale. Ripetuto, ossessivo. Quasi ipnotico. "All in all is we all are - Dopotutto è tutto ciò che noi tutti siamo".

OLOCAUSTO INTERIORE


Un po’ di brezza ci doveva 

essere stata… lo sai bene, 

quei passi

non inizieranno una nuova stagione

di vasche e sangue…


non ho tentazioni, 

ho in mente solo la nostra casa 

a cui fare ritorno…


ho sempre qualche bastoncino

che mi porto dietro


chissà chi

mi avrà incontrato il giorno dopo,

mi sarò nascosto

come facevo sempre? Sarà

accaduto anche a me…


voglio ancora tornare indietro,

ma solo per arrivare

a questa stessa vita,

ma in modo diverso


Come si poteva andare avanti?

… ricordo solo la stoffa abusata

e il desiderio di chiudere

gli occhi, il colorito castano

di una sorpresa

senza eccitazione... fuori posto ovunque

a parte i miei pensieri più inevitabili


la vita non c'era più… dissolta per sempre…

sui polpastrelli,

tracce disgregate di una carezza

senza più una terrazza

dove immaginare un tramonto

e chiunque insieme a me …sì, guardami quello che sto facendo

perché non è mai stato (Venezia, 16 aprile ‘26)

Nirvana, All Apologies tribute

giovedì 2 aprile 2026

Big Bang "Stone Temple Pilots"

Stone Temple Pilots: Robert De Leo e Scott Weiland nel videoclip di Bing Bang Baby

Big Bang Baby è una passeggiata sonora in un mondo sempre più mainstream. Una poesia d'amore non corrisposta. L'ultimo etereo sussulto degli Stone Temple Pilots.

di Luca Ferrari

Una giornata primaverile in attesa della pioggia e un portico dove ripararsi. Parlando, fumando una sigaretta. Il 26 marzo 1996 uscì il terzo album degli Stone Temple PilotsSongs from the Vatican Gift Shop (Atlantic, prodotto da Brendan O' Brien). All'epoca non ancora 20enne, attendevo con ansia l'uscita di questo disco. Scott Weiland era un'anima sofferente e la sua musica era intrisa di molti di quei valori che avevano mutato la mia vita. Dopo un primo rapido ascolto, Big Bang Baby mi conquistò più di tutte. Merito anche di un video talmente semplice e per certi versi banale, da rasentare l'incredulità: i quattro musicisti suonano, un televisore viene buttato a terra e due tizi con una maschera da gorilla ballano scomposti,  prendendosi alla fine a bottigliate. La canzone contro il mainstream aveva un ritornello accattivante: "I wanna cry, but I gotta laugh - Vorrei piangere ma devo ridere". Atmosfera a metà strada tra anni '60 e anni '70, e lì nel mezzo una band da San Diego, California, associata fin dai loro esordi alla scena musicale di Seattle.

Difficile guardare la copertina di Songs from the Vatican Gift Shop senza ripensare al tempo della sua uscita. Un'epoca fragile dove bastava una strofa per immaginare un mondo meno distruttivo e votato a una semplicità HarvestMooniana. Un'epoca dove la sincerità di una lacrima sembrava (doveva) avere il potere di cambiare le sorti di qualsiasi destino. Un'epoca dove l'attesa vicino a un ponte panoramico nascondeva molto di più di un incontro senza paracadute. In tutto questo Big Bang Baby fu una delle illusioni più ipnotiche. Scott Weiland (voce), Eric Kretz (batteria), i fratelli Dean (chitarra) e Robert DeLeo (basso) sono giovincelli alle prese con l'età adulta. Un'epoca che ormai stava lasciando il passo a un futuro che non aveva nemmeno la gomma da cancellare. Big Bang Baby era l'ennesimo tentativo solitario di indirizzare il mondo verso una dichiarazione di esistenza. 

Big Bang Baby degli Stone Temple Pilots è una dimensione sonora stritolata tra il sogno dell'amore e una vita che poteva solamente deragliare. Un fiore inespresso ed esposto alle storie disarcionate di un tramonto senza più petali né adesivi temporanei. L'aneddoto di un cambiamento che non tutti eravamo pronti a far brillare dentro di noi... 

MANO NELLA MANO CON L’ALDILÀ

i colori della natura

di una collana… le mani strette

nel silenzio di una passeggiata,

oh...sarebbe fin troppo oltraggioso

prendere in giro il mondo

e poi allontanarsi in tutta fretta?…


e io non posso dire

di essere stato

ciò che pensavo sarei dovuto

essere… e io non posso

proprio dire

che il colore della mia pelle

abbia fatto giustizia


se adesso varcassi

nuovamente quelle porte ,

che cosa troverei?

V’importerebbe davvero

se fossimo ancora

ciò che oggi non siamo più…


ci sono state stagioni

di cui fummo i soli a portare le urne,

rocce ammalianti

dove le fiabe

erano domani che nessuno

aveva più voglia di immaginare...


dove potrei andare

se c’incontrassimo ancora?

Forse potrei costruire

una collina

e lanciarmi a massimo volume sulle ruote opposte

… e tutta la serenità

del mio presente

è ancora violentemente intimorita

dalla profondità 

che ho sempre tenuto per me,

all’inizio di ogni graffiante addio amorevole (Venezia, 2 Aprile ‘26)

Big Bang Baby, Stone Temple Pilots

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