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| Nikki Sixx e Mick Mars (Motley Crue) suonano Shout at the Devils |
È la band più lontana da tutto ciò che sono, eppure da quando vidi il film sulla loro storia, ho imparato ad apprezzare i Mötley Crüe. Shout at the Devil, la mia nuova scarica di adrenalina.
di Luca Ferrari
È una delle rarissime band rock di cui non ho alcun ricordo prima dei 40 anni. Un caso quasi unico considerata la fama e la popolarità di questo gruppo, i Mötley Crüe. Perché stupirsi dopo tutto? Per uno cresciuto a Nirvana e Pearl Jam, la band di Nikki Sixx, Tommy Lee, Vince Neil e Mick Mars è quanto di più lontano (e odioso) ci potesse essere. Mai interessato alla loro musica fino a quando, un po' per caso e per curiosità, mi sono imbattuto nel film The Dirt (2019, di Jeff Tremaine), tutt'oggi disponibile in streaming su Netflix. Ho guardato senza alcun pregiudizio e devo dire che è molto ben fatto. Molto malignamente scrissi un post quando la band stava cominciando a perdere colpi: "la scena più bella del film è quando inquadrano un murale con la copertina dell'album Ten dei Pearl Jam". A dispetto di canzoni come Take Me to the Top o Kickstart My Heart, scovai questa versione dal vivo di Shout at the Devil quasi per caso. Mi piacque fin da subito per più ragioni, a cominciare dall'anno della suddetta performance, il 1997.
A quel tempo il rock era in caduta libera. Il Brit Pop lo aveva soppiantato in modo totale, per non parlare di tutte quelle derivazioni commerciali a metà strada tra centri benessere (boy band, girl band) e industrial. In questa versione live i Mötley Crüe appaiono più cazzuti che mai, come avrebbe detto il Johnny Lawrence di Cobra Kai, agguerriti e per nulla rinunciatari di fronte al nuovo mondo dove ormai erano già dei dinosauri. Shout at the Devils significa letteralmente - sussurrare al diavolo -. Nella mia mente però, fin dal primo ascolto, la tradussi istintivamente come urlare al diavolo, e dunque abbatterlo, vedendo in questa figura mitologica quello che non va nelle nostre vite, e dunque spazzarlo via senza pietà... no mercy, appunto! Lontano anni luce dagli eccessi dei Mötley Crüe, Shout at the Devil è un fendente spregiudicati di una band che sì, era estrema sotto tanti punti di vista, ma resta comunque una pietra miliare del rock della ribellione in un'epoca ancora molto conservatrice.
ALLE LINEE SPREZZANTI
ci siamo mal presentati,
i connotati
non si sono mai rivolti
a un unico sgabello illuminato… le
possiamo chiamare un nuovo inizio insolente e agguerrito?
qualunque divinazione distorta
si riproduca dentro di te,
non vi dovete sentire offesi
solo perché se mi sono sempre sentito
più importante...
ho preso il tuo nome,
non ho intenzione di usare
sussurri questa volta
segnati il mio nome,
non vedo rocce
con cui tu possa farti avanti
le mie storie
non hanno appeal
e su quegli spalti
c’è tutto quello
in cui non ho mai creduto…
ho sempre meno
ipotesi, tutti i mirini
per imbastire una rivoluzione
sono ancora
troppo gradevoli e poco duraturi
sono sempre partito
dalla medesima storia
perché dovesse
accadere qualcosa… potete
essere in tantissimi,
fantasmi o cheerleader
senza entusiasmo, non
servirà mai a nulla
se qualcuno
non uscirà dalla folla
guardando bene l’obiettivo ... è l'oscurità beffarda di quell'io che ancora attende
di risarcire
l'amore della forza più autentica
(Venezia, 25 Ottobre ‘26)
Shout at the Devil, live by Mötley Crüe







