Il giorno dopo. Il giorno dopo la fine. Il giorno che segnerà per sempre la fine di una vita. In the sun, Married, Buried singhiozza rabbioso Kurt Cobain in All Apologies.
E adesso?... Ci sono momenti nella vita che cambiano la percezione della nostra intera esistenza. Spartiacque che ti fanno comprendere come da un determinato momento in poi tutto sarà diverso e non ci potrà essere più ritorno alla normalità. Nulla sarà più come prima. Il passato viene totalmente ridisegnato e il futuro... Quale futuro? Mancavano ancora poche settimane e sarebbe potuto essere un nuovo inizio ma non era possibile. Poco dopo il suicidio di Kurt Cobain venne trasmesso uno speciale di una mezz'oretta circa che si concludeva sulle note di All Apologies. Avevo 18 anni all'epoca ma un'immagine mi è rimasta dentro da allora. Non il Kurt sul palco. No, Kurt con un cucchiaino in mano mentre cercava di dare mangiare alla sua piccolina, Francis Bean, in braccio alla mamma (Courtney Love) e la creaturina che faceva una dolce movenza di rifiuto. Non si si vedeva il volto di Kurt, di spalle/profilo e coperto dai capelli lunghi.
All Apologiesnon è mai stata una delle mie canzoni preferite dei Nirvana, meno che meno la sua versione Unplugged. Tra le ultime tracce dell'intenso album In Utero (1993), l'ho sempre preferita rock e distorta dove la dolcezza di certi versi si amalgamava meglio con la rudezza melodica del suonato. Non avendo trovato il video, ho optato per postare da YouTube un tributo che mostra varie immagini della band, avvicinandosi di più ai miei ricordi. Quell'immagine di padre-figlia in qualche modo fotografava tutta la mia fragilità contesa tra buio interiore e innocenza di vita. All Apologies. "I wish I was like you/ Easily amused" ammetteva candidamente Cobain. Poche parole di straordinaria schiettezza umana-sociale: "Vorrei essere come voi, che vi divertite con poco". Introspezione massima e poi quel finale. Ripetuto, ossessivo. Quasi ipnotico. "All in all is we all are - Dopotutto è tutto ciò che noi tutti siamo".
OLOCAUSTO INTERIORE
Un po’ di brezza ci doveva
essere stata… lo sai bene,
quei passi
non inizieranno una nuova stagione
di vasche e sangue…
non ho tentazioni,
ho in mente solo la nostra casa
a cui fare ritorno…
ho sempre qualche bastoncino
che mi porto dietro
chissà chi
mi avrà incontrato il giorno dopo,
mi sarò nascosto
come facevo sempre? Sarà
accaduto anche a me…
voglio ancora tornare indietro,
ma solo per arrivare
a questa stessa vita,
ma in modo diverso
Come si poteva andare avanti?
… ricordo solo la stoffa abusata
e il desiderio di chiudere
gli occhi, il colorito castano
di una sorpresa
senza eccitazione... fuori posto ovunque
a parte i miei pensieri più inevitabili
la vita non c'era più… dissolta per sempre…
sui polpastrelli,
tracce disgregate di una carezza
senza più una terrazza
dove immaginare un tramonto
e chiunque insieme a me
…sì, guardami quello che sto facendo
Ci sono giorni che cambiano la vita per sempre. Alle volte però, sono le non-azioni a compierli. Trent'anni dopo, la felicità del presente si stringe più forte che mai all'eternità del dolore.
Ciao, grazie per non avermi dimenticato. Sono passati 30 anni da quel giorno ed è bello vedere ciò che sei. Se ti fossi lasciato definitivamente sopraffare, le candele avrebbero continuato a bruciare ma l'amore non avrebbe avuto il piacere di raccontare il tuo C'era una volta... Ciao amico mio, un po' mi dispiace che non tu non sia riuscito a dimenticarmi ma comprendo le tue motivazioni. Hai scelto di andare avanti senza ignorare nulla. Mossa complessa e di sicuro non ti ha aiutato. Sappi che hai avuto molto coraggio e non solo disperazione, e forse è ora che tu accetti il valore delle tue scelte. Ciao amico mio, non hai avuto la vita che sognavi quando eri un bambino e ti fa ancora male, lo so bene. Ci sono tante cose che ancora ti mancano e che non avrai mai, semplicemente perché non le potrai più vivere. Ciao amico mio, ti sei fatto sfiancare dalle costanti aggressioni alla tua esistenza. Hai voluto caricarti di tutto il male che hai vissuto eppure l'amore per la tua famiglia è la forza che ti guida ogni giorno.
Ciao amico mio, è bello vedere che trent'anni dopo non mi hai dimenticato e allo stesso tempo che tu sia riuscito a conquistare il tuo continente di felicità. Molti prima di te hanno fallito in tutto questo ma tu no, andando oltre quelle stesse tue parole di una radio che ormai non si sarebbe più potuta spegnere. La radio è accesa, lo sai, ma lo sei anche tu. Sei vivo. Ciao amico, ti ho visto piangere nell'oscurità più rassegnata e poi sentire la speranza nel sorriso sincero di un incontro ancora lontano. Caro amico mio, ti ho visto toccare cieli nel modo più autentico come mai avresti potuto immaginare. Ciao amico, oggi stai vivendo una bellissima giornata e non hai idea di quanto ne sia felice. Per anni ti sei sentito un emarginato in costante fuga. Lo so, è una sensazione che ti porterai sempre appresso. Ciao amico, anche se adesso ti vorresti concentrare e avresti bisogno di silenzio, dentro di te stai sorridendo insieme a quella musica umana che hai sempre desiderato. Caro eterno amico mio, è un privilegio fare parte della tua vita.
INTERHUMAN
mi ferisco ancora
facilmente, ma esattamente
quanto è distante
la tua finestra dal sole?...
ho imparato
a seppellire le pistole da solo
anche se molti sconosciuti
potrebbero smentirmi
... la fiducia viene dopo
mi ricordo ogni
singolo istante di te… ho
sempre ammesso
di sapere che nulla
sarebbe stato come prima
ed è ancora così… Accanto
a me... Anche ora... Sono
accanto...
deragliamenti senza condizionale,
le scogliere sono più rilassate
anche senza l'omertà delle promesse
... non m’interessano più
nemmeno quelli
ci sono stelle
che continueranno a vagare
per le galassie
senza luce… è possibile
che ci siamo già incontrati?
ci sto mettendo troppo
ma la mia vita
è esattamente quella
che intravidi… c’era
qualcuno lì con me,
c’era qualcuno
oltre le promesse di un dolore
autentico… siamo tutti
Jack Irons e Eddie Vedder (Pearl Jam) suonano Immortality
"[...] Some die just to live". Con la toccante Immortality, i Pearl Jam provano a farci accettare il tragico gesto di Kurt Cobain. Per altre scomparse invece, ci resta solo l'amore.
di Luca Ferrari È stata la canzone che ha unito in modo indissolubile Nirvana e Pearl Jam. È stata la canzone che con poche ispiratissime parole di Eddie Vedder ,è riuscita a dare una spiegazione a un gesto che ha segnato una generazione. Il 5 aprile 1994 Kurt Cobain si tolse la vita. Pochi mesi dopo, l'altra band di Seattle diede alle stampe il suo terzo album, Vitalogy(Epic, prodotto da Brenda O' Brien). Penultima canzone, Immortality, che racconta proprio gli ultimi tragici momenti del cantante-chitarrista, sublimati nelle lyrics: Some die just to live. Da allora sono passati 30 anni e alle volte ancora mi sorprende l'acqua passata sotto i miei ponti. E se la potenza di quelle parole insieme a una musica quasi ipnotica, in qualche modo, ci diedero una spiegazione, non esiste rimedio quando invece il dolore ti tocca da vicino, come accaduto in un più recente e incosolabile5 aprile.
OGGI + OGGI
oltre le onde del cielo,
dentro le nuvole del mare
…le candele non
bastano più… in questa fiaba
sul buon Aldilà
non ho custodi idonei
né ferite abbastanza recenti
per comprenderne il cammino
non c'è un nuovo giorno,
lo so bene... non esiste
nuovo giorno
dove non le abbia almeno rivolto
un pensiero di pura dolcezza
e non c’è giorno
in cui il sole non riveli
un’immagine
dove il suo cuore non ricerchi
un vostro abbraccio
non voglio incontrare nuove ombre
questa notte...
non vuole la sua ombra
almeno per questa notte… solo
la sua mano sui capelli
che l’accompagni
verso i sogni più belli
e io non posso fare nulla
se non darti ancora più amore
… e io non posso fare molto,
a parte una promessa
di continuo amore attorno e accanto a te
... ad alcuni capita solo di morire,
Unico. Tagliente. Autodistruttivo. Come una versione live di Smells Like Teen Spirit. Il 5 aprile 1994 il cantante dei Nirvana, Kurt Cobain, si congedò dal mondo.
A denial...A denial... A denial... urla Kurt Cobainnel finale di Smells Like Teen Spirit (Nevermind, 1991). Una negazione... Il colpo di fulmine con Smells Like Teen Spirit avvenne in una camera d'albergo a Sappada (Bl). Avevo iniziato ad ascoltarla già da qualche mese ma negli ultimi tempi era diventato qualcosa di irrefrenabile al punto di poterla ascoltare per ore e ore. Poi, a un anno dalla scomparsa del cantante, arrivò uno speciale su MTV debitamente registrato su videocassetta con spezzoni presi anche da "The Year Punk Broke", il film-documentario musicale diretto da Dave Markey e incentrato sul tour europeo dei Sonic Youth nel 1991, in compagnia anche di Nirvana, Dinosaur Jr., Babes in Toyland, Gumball, The Ramones e Mudhoney. Questa versione più di tutte mi conquistò. Una versione selvaggia e punk, e quella ispirante scritta sul muro PUNK RULES (il punk regna), ritrovata poco tempo dopo da qualche parte in un'isoletta veneziana (...).
Di storie su Smells Like Teen Spirit e Kurt Cobain ne avrei a miriadi, ma alcune è giusto che restino solo dentro di me...
E LA NEGAZIONE, E UN ADDIO
da dove scendo,
è la conoscenza… rintanato
senza celebrazioni
a chi interessa? Un altro
perché, è tutta qui la nostra storia…
La parole
vengono dopo
a quei ricordi scalzi
ho cancellato l'ancora…tutto
quello che dovevo dire
in quell’epoca,
aveva le sue mura
e i nostri continui
tentativi di addebitare fiocchi
questa è l'immagine
volutamente sfocata
…qualcuno avrebbe
detto “sfondata”
il cerchio della vita
si colora di bianco… mi
sono fermato,
non era giusto?
Abbiamo fatto nostri salti
…quelli di noi
che si sono negati
una fine prematura,
oggi disegnano frutta morbidosa
con le movenze dei Sex Pistols
e saltellano
come trichechi abbandonati
dalle proprie uova
è facile, un urlo è il contagio
...il lascito resta una lacrima
...
(Venezia, 5 Aprile ‘24)
Nirvana - Smells Like Teen Spirit from "The Year Punk Broke" documentary)
Il testamento di Kurt Cobain. Le tende si adagiano delicatamente sulle ombre. Il 21 settembre 1993 fu pubblicato In Utero, l'ultimo album in studio dei Nirvana.
L'album della maturità (l'ultimo, ndr). Il disco dell'apoteosi "lyrica" di Kurt Cobain. Meno ruvido di Bleach. Meno immediato di Nevermind. Meno garage di Incesticide. Più di tutti, In Utero. Trent'anni fa, il 21 settembre 1993 uscì In Utero, quarto album dei Nirvana, prodotto da Jack Endino. Lanciato dal singolo Heart-Shaped Box, è un lavoro estremamente variegato e capace di esaltare al meglio le qualità della band di Seattle. In Utero è poesia musicale strappata dai diari e analizzata con un linguaggio diretto ma implicito, marchio di fabbrica del cantante-chitarrista di Aberdeen. Un lavoro dove il tormento dell'artista ha la meglio sull'essere umano. In Utero, l'album che in origine Kurt voleva chiamare "I Hate Myself and I Want to Die" (Mi odio e voglio morire, ndr). Con il disco In Utero è la fine delle illusioni di una generazione che dovrà andare avanti (chi ci riuscirà) a dispetto delle infinite domande che continueranno a bruciare l'anima... RIP. Heart-Shaped Box, Rape Me, Dumb, Serve the Sevants furono le prime canzoni di In Utero che mi entrarono in circolo. Mese dopo mese apprezzai questo disco sempre di più, e se c'è un album che fece da spartiacque nella mia vita, dopo gli Iron Maiden di Fear of the Dark, di sicuro In Utero segnò il mio definitivo passaggio al rock. In realtà fece molto di più. Non solo mi portò a scoprire tutta la scena di Seattle, ma plasmò il mio modo di scrivere facendomi (inconsciamente) innamorare dell'essenzialità della lingua anglosassone, cosa di cui Cobain era interprete sopraffino, usando poche parole ma piene di potenza emotiva. Emblema di tutto ciò, Radio Friendly Unit Shifter, dove la strofa I love you for what I am not/ I do not what I've got", catturarono tutta la semplice essenza di un giovane musicista.
I miei ricordi su In Utero sono sconfinati, a cominciare dalle domeniche passate in trepidante attesa che MTV trasmettesse il video di Heart-Shaped Box, con videoregistratore già pronto e corsa in salotto per farlo partire. In Utero fu il primo compact disc che volli assolutamente. Poco dopo la morte del cantante, uno speciale sui Nirvana si concluceva sulle note di All Apologies e un dolcissimo quadretto familiare: Kurt imboccava la figlia Frances Bean vicino alla moglie Courtney, mentre la piccina spostava il faccino "capriccino". Se la vendicativa Rape Me definì molto del mio pensiero sul mondo, ancor più potente fu la "sentenza" di Frances Farmer Will Have Her Revenge on Seattle, dedicata all'attrice americana Frances Farmer (1913-1970), originaria proprio della Emerald City, e lobotomizzata nel modo più brutale.
Le parole di quest'ultima: "She'll come back as fire To burn all the liars Leave a blanket of ash on the ground - Lei tornerà come il fuoco per bruciare tutti i bugiardi e lasciare per terra un mucchio di cenere per terra" ebbero l'effetto di un tornado devastante dentro la mia vita (dell'epoca), sempre più ai margini. Una volta mi fu rivolta una domanda, e io risposi esattamente con queste parole. Forse c'entravano. Forse no. Non aveva importanza. In quella frase c'era tutto il mio essere: ferita, vendetta, dichiarazione d'indipendenza. Più di tutti gli album dei Nirvana, fu proprio In Utero ad accompagnarmi nella lettura del volume "Come as you are. Nirvana. La vera storia" di Michael Azerrad, sempre in solitaria davanti alle onde del mare a scogliera. Un libro questo, che ancora conservo.
Torno su Rape Meperché merita un paragrafo a parte. Rape Me è l'emblema del Cobain-pensiero. Emblema di quello che la musica di Seattle fu per il mondo. La risposta del rock più autentico al macho-sessismo che Kurt odiò fin da ragazzino. Se i Mother Love Bone erano in parte debitori (musicalmente) del glam rock di L.A., per Cobain era il peggio che ci potesse essere. Primo bersaglio di quella cultura, i Guns 'n Roses, definiti senza mezzi termini "patetici sessisti senza talento". Un commento che diede vita a uno scontro culminato anche in zuffa e un Axl pieno di risentimento visto che corteggiava non poco i Nirvana e li avrebbe voluti al loro fianco in tour. Kurt Cobain era un sostenitore del movimento Riot Grrl. Per Cobain la donna era una persona con un cervello in primis e non un corpo su cui vomitare volgari attenzioni sessuali.
La musica dei Nirvana fu spesso definita un mix perfetto tra la melodia dei Beatles e il punk dei Sex Pistols. Definizione che calza alla perfezione per Nevermind, molto meno su In Utero dove la componente rock distorta è più massiccia e la semplicità si mescola a un'introspezione agonizzante che avrebbe avuto il suo apice funereo nel successivo concerto live Unplugged, rivelando al mondo che cosa i Nirvana fossero capaci di fare in un set acustico. In Utero è l'ultimo grido di un Cobain verso un mondo la cui luce ormai si stava affievolendo. Canzoni come Milk it, Scentless Apprentice, Very Ape e la già citata Radio Friendly Unit Shifter rivelano tutta la poetica musicale di un artista unico.
"I wish I was like you Easily amused... " intona Kurt in All Apologies [Vorrei essere come voi/ Che vi divertite con poco], l'essenziale dell'anima è a portata dei nostri sentimenti, tra rinuncia e fuoco. In Utero, più di tutto Kurt Cobain.
ANCORA SINCERAMENTE CONSCIO
annientamento originale
di parole consapevoli, sono ancora
scomposto
e poco incline a catturare il crepuscolo
… i colpi inferti del volgare strutturato
consumano l'implosione... non me ne starò
lontano ad accettare
immerso nella foce...
da dove è piovuta
tutta questa terra…
Non è mai stata
solo una stupida risata…
Non è mai stata
una lacrima a dover per forza
raccontare la storia
nessuna assuefazione
la violenza è adattamento della vita stessa
… la violenza è ancora
vogliono gli eroi?
qualcosa sarebbe dovuto cambiare
nel mondo
e non solo dentro di me...
le sagome del passato
hanno già finito la piroetta
e tutti sanno già
quale sarà la prossima ripetitiva
reincarnazione
che cosa credi sia successo
da quando mi sedetti lì sotto?
Leggende del rock, anime fragili cadute anzitempo. In questo dannato 5 aprile2022, Tears in Heaven (Eric Clapton) s'intinge della realtà più familiarmente straziante.
Per gli amanti del rock e in particolare del sound di Seattle, la data del 5 aprile è uno dei giorni più neri. Nel 1994 si suicidò il cantante-chitarrista dei Nirvana, Kurt Cobain. Pochi anni dopo (2001), fece la medesima fine Layne Staley, la sofferta voce degli Alice in Chains, e nel 2019, per una tragica conseguenza, perì anche Shawn Smith, cantante dei Brad. Da oggi e per sempre, per il sottoscritto questa data ha assunto un significato più doloroso che mai, e d'ora in avanti accompagnerà sempre la vita del mio cuore.
Non voglio aggiungere altro oltre alle parole, solo lasciarmi cullare dal balsamo sonoro-lenitivo di Eric Clapton e la sua toccante Tears in Heaven.
LO SPRINT VERSO IL CIELO
Tacciano le stelle,
si facciano pettinare i ruscelli sotterranei…
la terra è un saliscendi
di calcoli e pagine impigliate… dal
ponte di comando, non voglio più vivere
senza sentimenti
Perché avevi così dannatamente fretta?
... forse era passato troppo tempo
da quando incontrasti quell'uomo
l’ultima volta…
E io ti prometto
che quella prima donna
si sentirà sempre la persona più amata,
ma questo lo avevi già capito…
un giorno tornerò anche io,
un giorno racconterò
qualcosa più da vicino...
il blu del cielo
ci accompagnerà per molti
anni ancora… deve
ancora tutto (ri)cominciare...
quanto dovranno essere
sconfinate le mie carezze
perché il suo sorriso
sappia ancora illuminare
i nostri cuori? Lo so già da ora,
ci sarai anche tu...
…
Vedo ancora veleggiare
qualche bolla di saponetra ciottolose corsie di aquiloni... e da lassù
ho sempre guardato l’orizzonte… e non
c’era alba che le onde
non sapessero unire… aspetto di riprendere
il cammino, correndo a perdifiato
da laggiù... vedo già una rosellina
piantata dinnanzi alla nostra finestra,
il resto te lo racconteremo tutti noi,
in un battito e ogni nuovo domani...
(Venezia, 5-6 aprile 2022)