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domenica 20 febbraio 2022

The Doors-Scott Weiland, uniti per Five to One

Scott Weiland canta Five to One insieme ai Doors

L'ennesimo e vigliacco atto di bullismo sul singolo. E la società dov'è? Sale la potenza (e la rabbia) di Five to One. Insieme ai Doors c'è Scott Weiland. Ascoltate queste paroline...

di Luca Ferrari

A quando il prossimo suicidio per bullismo? Ma è possibile che ancora oggi in Italia non ci siano soluzioni immediate per arginare questo tragico fenomeno sempre più dilagante? Alla lettura della notizia di una ragazzina tormentata da più di un anno e picchiata da 10 che l'hanno presa alle spalle, mi è tornata in mente la possente Five to One della rock band californiana The Doors. Ma invece che affidarmi alla versione originale con Jim Morrison (1943-1971), per scrivere qualcosa su questa vicenda, ho voluto affidarmi all'ugola rauca di Scott Weiland, inimitabile voce degli Stone Temple Pilots e Velvet Revolver.


Sarà anche per i miei infelici trascorsi, ma quando sento di questi episodi, una KillBilliana luce si attiva pericolosamente dentro di me. Ciò che oramai mi sorprende però, non è più l'atto in sé, ma come ci si possa sentire forti nel fare del male in tanti contro uno. Qualcosa anche di VascoRossiana memoria (Mi si escludeva). Oltre a questo, l'altro aspetto inquietante è l'immobilità della società, arrivando ad agire solo in casi davvero estremi e con l'adolescente di turno, ormai portato/a allo sfinimento, come è accaduto di recente alla tredicenne di Ardea, che non vuole più tornare a scuola. In questa devastante solitudine, provo col rock a dire qualcosa.


Tra i primi eterni sussulti musicali dei Pearl Jam, ci fu Jeremy, canzone scritta di getto dal cantante Eddie Vedder in memoria del giovane Jeremy W. Delle, suicidatosi in classe proprio a causa del bullismo. Altra anima musicale tormentata, Scott Weiland (1967-2015) incarna con dolorosa convinzione la celebre Five to One insieme agli altri tre musicisti originali dei Doors. In piena epoca dei figli dei fiori, Morrison cantava: "They got the guns/ but We got the numbers - Loro hanno le pistole, noi i numeri" ... Adesso credo che non abbiamo più nemmeno quelli, ma è tempo ormai di trovare soluzioni e reazioni che non lascino più spazio all'apocalittica solitudine di quei giovani, che non sapranno mai rialzarsi da soli. Mettete Five to One adesso, e leggete...


SULLE TRACCE DELLA MIA SOLITUDINE IMPLOSA

A chi tocca oggi? … volete le mie generalità? mi è accaduto tante taciute volte e forse accadrà ancora… fate attenzione alle mie tasche, non ci sono più guance solo incastri di iridi e sangue le vostre tracce sono ovunque, ma nessuno le vuole seguire… che cosa dobbiamo fare? vi siete organizzati per bene? … somma estrema di centimetri nello sgonfiarsi a precipizio sto venendo per voi, e non ho nessuna intenzione di parlare … non amo la compagnia chi è stato scelto per strofinare il fango delle vostre griffe? … la strada senza ritorno non è un’invenzione, e le mie nocche non sono testimonianze di alcuna emozione (e)voluta dove sono, dove siete stati? … chi le sarà accanto da quell’ultimo giorno a questo secondo appena tramortito? non lo sapeva nessuno, lo sapevano tutti.. lo sapevano tutti… nessuno diceva… è tutto così debolmente umano... è tutto così irrimediabilmente ignorato Sopravvivenza, ti rifiuto… Sopravvivere, non ricorderò più così le prime strisce pedonali delle nostre vite…

(Venezia, 20 Febbraio ‘22)

The Doors feat. Scott Weiland - Five to One (live)

lunedì 14 febbraio 2022

Col cuore e i Mudhoney, What Moves The Heart

What Moves The Heart, da "My Brother The Cow" (1995) - Mudhoney

Un amore incondizionato è quello che musicalmente mi ha sempre legato ai Mudhoney, entratimi subito in circolo prima ancora di ascoltare una sola nota. What Moves The Heart... appunto!

di Luca Ferrari

14 febbraio 2022, è San Valentino. Sono alla mia scrivania a lavorare, quand'ecco ripiombarmi dal nulla nella mente una melodia. Semplice e sporca. What Moves The Heart. E non ci potrebbe essere band migliore per Live on Two Hands di codesta, per celebrare la festa per eccellenza degli innamorati, perché i Mudhoney mi piacquero fin dalla prima volta che li vidi, quando ancora non possedevo nessuna sgangherata cassetta. E proprio una MC originale fu quella che comprati dell'album My Brother Cow in qualche negozietto nel lontano 1996. Un disco che ho sempre amato. Un disco nel quale c'era anche la traccia di What Moves the Heart. 

La musica dei Mudhoney l'ho sempre sentita affine alla mia anima: semplice e ruvida. Un garage rock sincero. Poche parole, qualche accordo. Grande presenza. Ho avuto il privilegio di intervistare la band al New Age di Roncade (Tv), e fin dal primo acchito mi confermarono tutto quello che avevo letto e immaginato di loro. Sono cresciuto più con Nirvana e Pearl Jam, ma quando attacca la loro musica, un sorriso s'impossessa del mia anima. Penso a tutte le rovinose cadute della mia esistenza, e allo stesso tempo sento la forza di una identità che insieme anche al loro sound, ho sempre mantenuto fin da quando incontrai il sound di Seattle.

E come ogni amore, spontaneo ed eterno, dopo quasi trent'anni sono ancora ad ascoltare la band nata dalle ceneri dei leggendari Green River (la cui altra metà del gruppo poi confluì nei Mother Love Bone), ripensando a loro e alla loro storia. Così, ripescando un'inedita versione di presentazione del nuovo album My Brother The Cow, ecco il cantante Mark Arm quasi sempre di spalle. Insieme a lui, i solidali chitarrista Steve Turner e il batterista Dan Peters. Al basso c'era ancora Matt Lukin, sostituto dal 2001 da Guy Maddison. E come ogni amore eterno, riascolto ancora una volta What Moves The Heart dei Mudhoney, ripensando a chi che fa ancora e sempre palpitare il mio cuore. 


STORIE DEL MIO CUORE INSIEME A TE

è la mia danza dei fiori che non affondano tra le rocce e gli oceani.. è la mia danza che incespica guardando la luce di quel sole glaciale che ci sarà rivelato insieme solo poche parole, un vecchio grammofono caraibico e qualche miglio che non ha ancora abbastanza alberi e ovest su cui copiare le generalità della nostra prossima meta un confine, e poi un'intenzione ancora… ogni volto lasciato indietro insieme a te, è una storia ora nostra… consanguinei di ciò che vorremo ancora raccontarci insieme Tutto dovrebbe cambiare con l’amore... Tutto cambia con l’amore più vero... Dire qualcosa e ribattere al Tempo… è la vita che intercede… Faccio un passo verso di te… Traccio una linea da dentro di noi.. anche allora ci fu un sorriso e una culla senza conoscere il domani .. parto dalle parole, ricomincio dal nostro risveglio… 

(Venezia, 14 febbraio 2022)

Mudhoney, What Moves The Heart (live Seattle '95)

venerdì 4 febbraio 2022

Silvia Salemi, a casa di Luca

La cantautrice Silvia Salemi © MickyMacky

"[...] Ma la sera a casa di Luca torniamo a parlare/... E parte una canzone/ Che bella dimensione". Nei miei rarissimi ricordi del Festival di Sanremo, c'è Silvia Salemi a casa di Luca.

di Luca Ferrari

Il festival di Sanremo, e che roba è? Mai stato un fan della tradizione melodica italiana. Non mi ha mai interessato anche quando vivevo di musica e tutt'ora, non gli dedico nemmeno un minuti d'interesse. Ripensandoci bene però, mi capitò di vedere qualcosa. Una sola volta fu voluto, c'erano gli R.E.M. nel 1998 credo, o 1999, per l'album Lotus. L'anno prima invece, a casa di un'amica, mi capitò di assistere a due performance: le Spice Girls, che volente o nolente all'epoca sapevo chi fossero, e una (per me) sconosciuta, Silvia Salemi che cantò A casa di Luca.

Davvero strana la vita. Siciliana classe '78, quindi quasi coetanea del sottoscritto, in quella canzone che portava anche il mio nome, raccontò uno spaccato di Friends-iana memoria, di noi ventenni dell'epoca così dannatamente simile a ciò che io stesso stavo vivendo...

[...] L'epoca del
Tun tun cha pa tu pa tum
C'ha stordito il cuore
Siamo isole senza valore
...
Ma la sera a casa di Luca torniamo a parlare
Ma la sera a casa di Luca che musica c'è
Pochi amici a casa di Luca, lo stato ideale
Perché ognuno a casa di Luca è nient'altro che sé [...] 

Silvia cantava così. Una semplice melodia che raccontava di amici che non facevano nulla di particolare. S'incontrano. Parlano. Si confidano sinceri e le ore passano. Nel marasma della mia vocazione rock, e all'epoca con incursioni anche nell'heavy metal, quella giovane ragazza lasciò il segno, e a distanza di ormai 25 anni ancora la ricordo. Ogni volta che sento parlare del Festival di Sanremo, mi torna in mente quasi ed esclusivamente lei. E allora quest'anno, la voglio immortalare. E allora casa Silvia Salemi, oggi un altro Luca ha qualche parola da sussurrarti... 

IN DELICATA CONGIUNZIONE DI PENSIERI

un accenno di notte, uno spiraglio di risveglio ancora incompreso… l’acqua salata fin sotto le finestre, e una lettera che forse diventerà umana mi devo ancora convincere che lo stagno nasconda un oceano, allora non lo avrei mai voluto sapere, ma è stato esattamente così sono stato svelto a nascere, non a vivere mi ci è sempre voluto poco per credere a ciascuno di voi, eppure i miei disegni non avevano strade ma solo nuvole guarda l'estensione delle mie mani… non ci sono pezzi di carta incollati… a quale canzone stai pensando mentre cerco di ticchettare i miei sogni con il più rudimentale stato di perseveranza e abbandono? valigie senza forma, e qualche goccia di pioggia in attesa sul semaforo verde… C’è ancora tempo… siamo ancora in tempo per tramandare la nostra storia, dalle tue mani alla mia anima… siamo ancora coscienti, in silenzio e umanamente sinceri (Venezia, 6,45 - 4 febbraio ‘22)

Silvia Salemi, A casa di Luca

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