Estate, tempo di canzoni spensierate ma non per tutti. Un pensiero. Una lacrima trattenuta. Un... Il mondo prosegue per le sue strade separate. Intanto risuona nell'anima Radio Song (R.E.M.).
Sarà la malinconia di Losing my Religion, vicina d'album Out of Time (1991) e/o certe recenti ripercussioni nella vita, in questi giorni è successo qualcosa che mi ha riportato alla memoria Radio Song degli R.E.M. Non è stato immediato. C'è stata una sensazione e nel momento in cui ho desiderato associarla a una creatura musicale, è arrivata subito lei, immagino anche perché il finale sia cantato dal rapper KRS-One, e fatalità di recente ho finito di vedere il bellissimo "Straight Outta Compton" (2015), film sulla nascita del gruppo hip pop N.W.A.
Estate, tempo di ascolti solitari e note scarabocchiate. Estate, la voglio finire così...
AVREI VOLUTO VOLER BENE AL MIO CUORE
era la gioventù del tempo
che non si accomoda mai...
un instancabile sogno
tra evoluzione e leggiadri disfattismi
popolari
la storia è stata
un'altra... coriandoli e macerie
senza processione
né una grammatica dove
nascondersi
qui c’è tutta la dolcezza
che è stata sepolta... senza
nemmeno il sogno
di un bacio d'inizio stagione
o una passeggiata
per provare
ad altalenare il futuro
…
in questo incontro
c’è tutto quel vortice
che ha cancellato
anche la più minuscola traccia
verso il domani
che ne è stato
di quel primo risveglio?
che ne è stato
delle albe lontane… sarei
potuto comunque
arrivare a questo momento
della mia vita
ma con molto più amore
nel cuore
non lascerò traccia
di tutto questo… farò
in modo
che nessuno legga
questa storia… quando
inventeranno
i viaggi del tempo
sceglierò questo momento
per non cambiare nulla…
mi rivolgo solo a te, adesso... quando
troverai chi renderà
il tuo sorriso ancora più vulnerabile
e dolce,
allora la potremo leggere insieme
(Venezia, 15 Giugno ‘23)
Waka Waka (Shakira)sarà anche la canzone dei Mondiali 2010, per me sarà sempre la colonna sonora di una giornata "Juamnjiana" con amici, nel cuore della laguna veneziana più nascosta.
Storie di vita, esplorazioni nautiche e danze spensierate. Storie di salsedine, alveari e coccodè biscottati. Cronache di prime volte e ritorni collaudati. Nel mio background musicale la cantante colombiana Shakira la ricordo per la sua prima hit, Whenever, Wherever, la divertente Objection (Tango) con videoclip animato, la sensuale Hips Don't Lie insieme a Wyclef Jean e poi lei, l'inno dei Mondiali di calcio 2010: Waka Waka (This Time for Africa) e contenuta infatti nell'album Listen Up! The Official 2010 FIFA World Cup Album. Impossibile non averla sentita almeno una volta. Impossibile non farsi trascinare dal ritmo sinceramente incalzante.
Ma se fino a pochi giorni fa altro non era che una canzone come tante che nulla aveva da raccontarmi, adesso è diventata un vero inno di serenità condivisa. Una melodia che mi riporterà subito a un viaggio in barca per la laguna di Venezia, alla scoperta di un angolino curato con passione su di un'isoletta immersa nelle vegetazione e lontana dalle rotte turistiche. E poi soprattutto loro, amici grandi e piccini con cui condividere tuttoquesto. Oggi Waka Waka è l'emblema della natura più spensierata. Oggi Waka Waka (This Time for Africa) di Shakira è una storia scritta insieme a voi.
YOUR TIME TO SHINE
...stai ancora correndo
sulle nocche
di qualche ritmo che da ora non ti appartiene più,
Rock potente e adrenalinico. Il 24 maggio 2004 venne pubblicato Slither, primo singolo del super-gruppo Velvet Revolver, con Scott Weiland, Slash e Duff McKagan.
C'era un tempo in cui pensavo di dare riposte alla mia vita ascoltando una canzone e scrivendo una poesia. Slither dei Velvet Revolver fu una delle illusioni peggiori. Ultimo baluardo di un'esperienza di vita ormai agonizzante, vidi in quella band l'adrenalina necessaria per riprendere la corsa. Non arrivai neanche a un quarto di strada. La benzina era finita da un pezzo. Le soffici colline erano diventate sterili paludi di pietra e rancori insostenibili. Il ghiaccio dove un tempo danzavano speranze di ingenue primavere, cunicoli di spine sferzati dalle correnti più velenose. Slither scorticò le mie ultime lacrime, poi si ritirò, giurando a se stessa che un giorno sarebbe tornata. Quel giorno è arrivato.
I primi anni 2000 diedero l'illusione che il rock potesse tornare a dettare legge. Ad alimentare questa sensazione, due super band nate a distanza di pochi anni. Nel 2002 Soundgarden e Rage Against the Machine unirono le forze vocali-musicali, dando origine agli Audioslavecon Chris Cornell alla voce, e gli ex-RATM agli strumenti: Tom Morello, Brad Wilk e Tim Commerford. L'inizio fu tano pirotecnico quanto dirompente. Non fu da meno l'accoppiata Guns 'n Roses-Stone Temple Pilots, che vide gli ex GNR Slash, Duff McKagan e Matt Sorum unirsi alle tormentate corde vocali di Scott Weilandinsieme al chitarrista Dave Kushner (Wasted Youth).
Primo album della band, Contraband (2004, RCA Record), il cui primo possente singolo è Slither, pubblicato il 24 maggio 2004. Un rock a dir poco incendiario capace di far venire una voglia incontrollata di decibel. Se Weiland non brillò mai di chissà quale salute e in quella fase della sua vita era ancora molto emaciato e più magro di una volta, Slash e Duff sembravano aver fatto un patto col diavolo (del rock and roll). Entrare in sintonia con questo disco, cominciando proprio da Slither, è qualcosa di incredibilmente naturale. Poco importa se alla fine del viaggio, l'oscurità si farà irreversibilmente attraente, questo è il tempo per immortalare nella notte anche il più grande dei dirupi abdicati. Vedo i demoni indietreggiare. Innesco una reazione.
Il 6 maggio 1998 gli Iron Maiden tennero un adrenalinico concerto a Trieste con gli Helloween. Momento cult, la doppia sgridata di Janick Jers al sottoscritto.
Ah, bei tempi quando i concerti rock si tenevano nei palazzetti senza le insopportabili calure estive e i prezzi erano ragionevoli. Oggi solo mega eventi, temperature impossibili e prezzi quadruplicati (almeno)! 25 anni fa esatti, il 6 maggio 1998, mi recai insieme a quattro amici, due dei quali "compari del Servizio Civile" che in quel momento stavo svolgendo, a Trieste per vedere gli Iron Maiden, freschi dell'album Virtual XI. Quello sarebbe stato l'ultimo disco con Blaze Bailey alla voce prima del ritorno dei figlioli prodighi Bruce Dickinson e Adrian Smith. A rendere ancora più invogliante il concerto, le band di spalla: i britannici Dirty Deeds (buffo, mi ricordavo My Dying Bride, ndr)e soprattutto i tedeschi Helloween. Tutto era pronto per un'epica serata e così fu, come nessuno avrebbe potuto immaginare.
Erano passati appena due anni e mezzo dalla mia prima incursione al cospetto degli Iron Maiden, sempre in Friuli, ma all'epoca a Pordenone per il tour dell'album The X Factor (1995). Le cose purtroppo non stavano andando molto bene e il fisico ne stava pagando l'amaro prezzo. Lo dico molto schiettamente. Andare a vedere un concerto in quella fase della mia vita, non fu per niente una passeggiata. Per di più in macchina e in compagnia. Limitando al minimo la consumazione di cibo e sigarette, mantenni un profilo molto basso, limitandomi ad applaudire, cantare ma senza esagerare in salti e sudate varie. Insomma, ero sugli spalti, ma più che a un concerto rock, sembrava che fossi a fare la merenda in una sala da tè e... qualcuno in effetti, se ne accorse!
Quel qualcuno non era qualche metallaro come due scatenati poco distanti a me, che dopo avergli prestato l'accendino, volevano quasi adottarmi, ma proprio lì sul palco. Adesso immaginate un'arena piena zeppa di giovani e meno giovani indemoniati. In questa marea umana, un "bischero" seduto con la testa appoggiata sulla mano destra. Dal palco il chitarrista Janick Gers mi vede, si ferma un secondo, e puntando alla mia direzione mima il gesto della testa sulla mano. La mia amica vicino a me, urla sbigottita: Luca, sta indicando te, alzati immediatamente!!! Non ho parole. Mi rimescolo nel marasma ma Janick ormai mi tiene d'occhio e quando sento nuovamente il bisogno di fermarmi, lui si mette le mani sui fianchi arrabbiato fissandomi, con nuovamente la mia amica a strillarmi di darmi una mossa (svegliata).
Album molto sottovalutato Virtual XI, e troppo ingiustamente classificato come uno dei peggiori della band inglese, l'ultimo per altro a cinque elementi: Blaze Bayley (voce), Dave Murray e Janick Jers chitarre, Nico McBrain (batteria) e Steve Harris (basso). The Clansman, il pezzo più potente dell'album, ormai fa parte del repertorio anche di Dickinson, e canzoni come Futureal, Como estais amigos raccontano un'evoluzione della band comunque sempre legata alla propria storia. In contemporanea gli Helloween portavano in tour il loro ultimo lavoro Better Than Raw (2018), trainata da I Can e Time su tutte. Grande carisma il cantante tedesco Andi Deris, voce della band dal 1994, che ben orchestrava il pubblico con non poca simpatia, mentre il bassista Markus Großkopf, lo incontrammo fuori dai cancelli, prodigandosi in strette di mani e autografi.
Il concerto finisce e tutto sommato sono felice. A dispetto di tanti dubbi, il mio fisico ha comunque retto bene. Ho visto per la seconda volta gli Iron Maiden, la band con cui ho iniziato ad ascoltare il rock. Ho con me una bellissima t-shirt bianca e rossa che indosserò per parecchi anni fino alla sua consunzione. Insieme a noi c'è anche un ragazzo che abita sull'isola di Burano (epico il suo schietto commento in dialetto sulle mie discutibili doti canore mentre canticchiavo "Under the Bridge" nella pausa tra Helloween e Maiden, ndr). Mentre io e la mia compare c'incamminiamo verso San Marco dove troveremo un battello per il Lido, lui ha dovuto vagabondare per un paio d'ore in attesa del primo mezzo per casa. Questa era la vita a Venezia fino a non tanto tempo fa. Adesso per fortuna ci sono molti più mezzi. Adesso però, torniamo a quel giorno, agli Iron Maiden e un'infusione di poetico presente...
LA TRINCEA DEL'ACCORTEZZA DILANIATA
i danni del potere
e le braccia in posizione di resa
… mi sono trattenuto
per gran parte
della mia vita… mi
sono piaciuto
solo per pochi momenti
della mia resistenza,
ho interrogato
qualche serratura e ancora oggi ricordo
il silenzio
annientamento di bolle,
la bolla si era incagliata
e l’ossigeno del sole
si fece un gesto deicida
… quando le mie
lacrime hanno iniziato
a farvi avere dei dubbi,
non ve l’ho mai sentito dire
hai mai avuto un’idea
che nascesse dalle
condoglianze alla libertà?
… ogni riflessione
sui ponte levatoi è un incontro
fatale con gl'inferni
sospesi…
voglio vederci chiaro.. non m’importa
dei girasoli
che calpesteranno le vele ammainate,
non m’importa
delle collisioni angeliche
o l’educazione di qualche tuono
estemporanei
…
continuo sulla strada
che intendo... Intercedo
tra le trincee sbriciolate
L'amicizia è per sempre anche se alle volte ci si dice addio senza parlarsi. Qualcosa nel profondo resterà. Questa è la mia storia di My Friends (1995) dei Red Hot Chili Peppers.
Le "streghe" sono tornate, più toste e decise che mai. La rock band femminile Bambole di pezza suona sincera, punk rock e impegnata... perché nessuna donna si senta più sola!
"[...] E mi sentivo sola mentre/ Camminavo in mezzo alla gente/ Non mi ricordo più niente/ Solamente del dolore sulle mie gambe/ Tutto confuso e distante [...]. Canta così, dolorosamente sincera,l'ultima hit "Non sei sola" delle Bambole di pezza, rock band femminile, tornate più in forma che mai. Le avevamo lasciate con due album all'attivo, poi una pausa e un cambio di formazione. Adesso sono tornate a fare sul serio. Dopo i primi nuovi singoli Rumore (cover di Raffaella Carrà) e Mi hai rotto il caxxo, hanno scelto l'importante data del 25 novembre, Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, per fare della loro musica uno strumento contro il silenzio: Non sei sola. Ad accompagnarle in questa nuova avventura, la "mitica" Jo Squillo.
Inizia il videoclip. Le cinque musiciste entrano vestite di bianco con un cerotto rossa sulla bocca. La violenza contro la donna che viene denunciata è un minima parte di ciò che accade. Via la benda, inizia la performance. Si susseguono volti di ragazze e donne. Ognuna chiusa in un dolore che ancora è vergogna senza vie di uscita. Emblematica la scena in cui le cinque "bambole" vengono obbligate con la testa sopra un tavolo e viene loro applicato un cerotto... "[...] Di chi dovrei aver paura?/ Di chi mi consola/ Solo dopo avermi stretto la gola/ Mi disegni le tue mani sul viso/ Come la Gioconda poi ti accenno un sorriso/ Ora ho sonno vado a casa che dormo/Dammi la sciarpa che così mi nascondo/ Non capisco se mi vedono tutti O se ne fregano [...]" canta la strofa tragica e potente.
La violenza sulla donna, soprattutto quella domestica, è stata taciuta e spesso anche avvallata nel nome di non si sa bene quale modello di società. Quel tempo è finito e il punk rock delle Bambole di pezza lo dice apertamente, sublimato nelle ultime parole della canzone: NOI SIAMO SEMPRE LAURA. Tutti noi. Oh si, le Bambole di pezza. Riunitesi per il decennale del secondo album, la band riprende da dove aveva interrotto: il punk rock. Alle due storiche chitarriste Dani Piccirillo e Morgana, si sono aggiunte tre nuovi elementi: Caterina Dolci "Kaj" al basso, Federica Rossi "Xina" alla batteria e Martina Ungarelli "Cleo" alla voce.
Nella mia storia rock personale le Bambole di pezza sono una di quelle rare band, insieme ai mitici Mudhoney e gli Offspring, con cui ho avuto feeling fin dall'inizio. Per capirci, mi ci volle qualche ascolto supplementare per entrare in connessione con "gente" come Nirvana, U2, Pearl Jam eRage Against the Machine, giusto per citare i primi nomi che mi vengono in mente. Nel corso degli anni acquistai entrambi i loro CD, Crash Me (2002) e Strike (2004), e ho avuto anche il privilegio di intervistarle in occasione del Venice Rock Festival a Fusina (Ve), nell'estate 2005, scrivendo e cantando (tra il pubblico) Rock 'n' Roll,Squarci d'immagine, Strike,Contropressione e via via le altre.
Oggi è il 28 aprile. Un giorno come un altro. Tra due giorni la band sarà di scena al Parco della Musica, di Padova per una nuova performance. Chissà, forse un giorno Live on Two Hands si troverà faccia a faccia per farsi una chiacchierata con le musiciste. Oggi è il 28 aprile, un giorno che per qualche donna nel mondo, significherà abuso e violenza. Si dice sempre che bisognerebbe affrontare i problemi non solo nelle ricorrenze di determinati giorni ma riportarli alla luce con costanza. Ecco, io ci sto provando. Torno a parlare di violenza sulle donne insieme al rock autentico di cinque giovani donne, le Bambole di pezza, pronte a dire la loro cantando Non sei sola. Continueranno a farlo...
... MENO LA DISTANZA UMANA DALLA MIA ANIMA
incertezze messe al bando,
sensi accompagnati
al mattatoio... un respiro
forte, sì... lo sto dicendo,
ho ancora del sangue da parte
di quei giorni,
e nessuno che ha mai pensato
di rispondere alle mie lettere...
perché il mondo
fa così tanta fatica
a fare il proprio dovere?
... a tratti il cielo è bianco,
a tratti è una vela
grondante umanità
senza lieto fine... no, allora,
no, non c'è alcuna perfezione
nell'oblio sentimentale
sono all’incipit della mia nuova vita,
oggi voglio ricominciare
da una normalissima
frase dell’alfabeto
con le sole labbra della mia morsa
più riottosa
…
da quale parte siete sbucati,
in che modo ancora
guarderete dall’altra parte
… con cosa mistificherete
quei fiori
aggiunti alla mia lapide imposta
mi avete privato
dei miei - mi ricordo che... - più innocenti
... certi me
vagano ancora senza
un domani … oltre l’orizzonte
un sole schiantato ha violato
la ragione della strada...
quando il dolore mi darà
una vera tregua?
lo posso dire solo io... solo noi... solo io
solo noi...
(Venezia, 28 Aprile ‘23)
Non sei sola, Bambole di pezza feat. Jo Squillo
Non sei sola (Bambole di pezza), videoclip diretto da Dalilù
Bambole di pezza cantano Non sei sola
la chitarrista Morgana e la bassista Caterina (Bambole di pezza) nel videoclip di Non sei sola
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
la chitarrista Dani Piccirillo (Bambole di pezza) nel videoclip di Non sei sola
la cantante Cleo (Bambole di pezza) nel videoclip di Non sei sola
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
La cantante Jo Squillo nel videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)
Frame del videoclip Non sei sola (Bambole di pezza)