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| Stone Temple Pilots: Robert De Leo e Scott Weiland nel videoclip di Bing Bang Baby |
Big Bang Baby è una passeggiata sonora in un mondo sempre più mainstream. Una poesia d'amore non corrisposta. L'ultimo etereo sussulto degli Stone Temple Pilots.
di Luca Ferrari
Una giornata primaverile in attesa della pioggia e un portico dove ripararsi. Parlando, fumando una sigaretta. Il 26 marzo 1996 uscì il terzo album degli Stone Temple Pilots: Songs from the Vatican Gift Shop (Atlantic, prodotto da Brendan O' Brien). All'epoca non ancora 20enne, attendevo con ansia l'uscita di questo disco. Scott Weiland era un'anima sofferente e la sua musica era intrisa di molti di quei valori che avevano mutato la mia vita. Dopo un primo rapido ascolto, Big Bang Baby mi conquistò più di tutte. Merito anche di un video talmente semplice e per certi versi banale, da rasentare l'incredulità: i quattro musicisti suonano, un televisore viene buttato a terra e due tizi con una maschera da gorilla ballano scomposti, prendendosi alla fine a bottigliate. La canzone contro il mainstream aveva un ritornello accattivante: "I wanna cry, but I gotta laugh - Vorrei piangere ma devo ridere". Atmosfera a metà strada tra anni '60 e anni '70, e lì nel mezzo una band da San Diego, California, associata fin dai loro esordi alla scena musicale di Seattle.
Difficile guardare la copertina di Songs from the Vatican Gift Shop senza ripensare al tempo della sua uscita. Un'epoca fragile dove bastava una strofa per immaginare un mondo meno distruttivo e votato a una semplicità HarvestMooniana. Un'epoca dove la sincerità di una lacrima sembrava (doveva) avere il potere di cambiare le sorti di qualsiasi destino. Un'epoca dove l'attesa vicino a un ponte panoramico nascondeva molto di più di un incontro senza paracadute. In tutto questo Big Bang Baby fu una delle illusioni più ipnotiche. Scott Weiland (voce), Eric Kretz (batteria), i fratelli Dean (chitarra) e Robert DeLeo (basso) sono giovincelli alle prese con l'età adulta. Un'epoca che ormai stava lasciando il passo a un futuro che non aveva nemmeno la gomma da cancellare. Big Bang Baby era l'ennesimo tentativo solitario di indirizzare il mondo verso una dichiarazione di esistenza.
Big Bang Baby degli Stone Temple Pilots è una dimensione sonora stritolata tra il sogno dell'amore e una vita che poteva solamente deragliare. Un fiore inespresso ed esposto alle storie disarcionate di un tramonto senza più petali né adesivi temporanei. L'aneddoto di un cambiamento che non tutti eravamo pronti a far brillare dentro di noi...
MANO NELLA MANO CON L’ALDILÀ
i colori della natura
di una collana… le mani strette
nel silenzio di una passeggiata,
oh...sarebbe fin troppo oltraggioso
prendere in giro il mondo
e poi allontanarsi in tutta fretta?…
e io non posso dire
di essere stato
ciò che pensavo sarei dovuto
essere… e io non posso
proprio dire
che il colore della mia pelle
abbia fatto giustizia
se adesso varcassi
nuovamente quelle porte ,
che cosa troverei?
V’importerebbe davvero
se fossimo ancora
ciò che oggi non siamo più…
ci sono state stagioni
di cui fummo i soli a portare le urne,
rocce ammalianti
dove le fiabe
erano domani che nessuno
aveva più voglia di immaginare...
dove potrei andare
se c’incontrassimo ancora?
Forse potrei costruire
una collina
e lanciarmi a massimo volume sulle ruote opposte
… e tutta la serenità
del mio presente
è ancora violentemente intimorita
dalla profondità
che ho sempre tenuto per me,
all’inizio di ogni graffiante addio amorevole (Venezia, 2 Aprile ‘26)
Big Bang Baby, Stone Temple Pilots
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