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martedì 3 novembre 2026

Dear John Lennon...

John Lennon nel videoclip di God

I don't believe, I just believe... Già, in cosa credo? John Lennon stila un elenco di tutto ciò in cui non crede nella poetica God, tralasciando l'unica cosa che conta davvero per lui. 

di Luca Ferrari

Una fatidica data si sta avvicinando. Mi pare impossibile e per più ragioni. In primis per l'aspetto, soprattutto confrontandolo con i cinquantenni che vedevo quando io avevo 16-17 anni, ad esempio. Poi la memoria. Mi ricordo tutto. Troppo. E per questo mi pare surreale pensare di essere davvero un "signore di 50 anni". Non voglio dire che mi senta un ragazzino, per carità, ma insomma, tutto è molto strano. Sento di aver vissuto tante vite e di averne perdute ancora di più. La prima morì nel modo peggiore, a 18 anni, poi ci fu un quadriennio di sfiancante e lacrimosa immortalità sentimentale, dal 1995 al 1998: in quel periodo venne fuori tutto quello che avevo nascosto alla mia vita, definendo chi fossi. Lì nacque un'altra persona. Allora fui obbligato a rinascere ma fu dura. Scelsi la strada più aspra, convinto che la felicità non sarebbe mai più tornata e questo fu uno sbaglio. Uno sbaglio che ancora oggi mi porto dentro. Mi fa male pensare che tanti anni nella mia vita si sono consumati tra una malinconica sigaretta, una canzone e un pezzo di carta su cui impressi i miei epitaffi passeggeri, ma quello sono stato io e una parte di me lo sarà sempre. 

Non voglio fare un sunto della mia esistenza anche perché sarei spietatamente sincero e certe cose mi accontento di non averle mai risolte, preferendo tenerle solo e unicamente per me. Il più grande rimpianto della mia prima vita è stata l'assenza d'amore per gran parte della mia vita. Quando tendi la mano nell'oscurità e senti solo il vuoto ingigantire le voragine delle tue guance segnate, qualcosa ti penetra dentro e nulla sarà più come prima. Di quel tempo non potrò mai dimenticare una vigilia di natale alla deriva. Un ragazzino fragile, vulnerabile e troppo sensibile. Sarà per questo che il natale lo vorrei sempre e solo passare con mia moglie e mio figlio. A un certo punto però, qualcosa cambiò. Mentre il sangue era diventato il quotidiano della mia solitudine, alcune persone straordinarie attraversarono il mio cammino. Non so cosa stiano facendo in questo momento, e non so dire perché non lo sappia ma vorrei tanto che sapessero che non le ho dimenticate e che quando penso a loro, riesco perfino a sentirmi bene ripensando a quegli anni. Vent'anni fa circa è cambiato tutto e dieci anni dopo nacque qualcosa di ancor più meraviglioso nelle nostre vite.

God di John Lennon la conobbi grazie a un grandissimo appassionato dei Beatles. Le immagini del passato di Lennon mi colpirono tantissimo fin dalla giovanissima età, cosa analoga avvenuta ancora prima con la emblematica No Easy Way Out di Robert Tepper, quando Rocky ripensa al passato. Già, il passato. L'ho guardato per gran parte della mia vita e ancora oggi ha molto da dire. Una volta registrai la mia voce sopra questa canzone su una cassetta e la spedii a dei miei amici con cui avevo condiviso un segmento importante di vita, per me finito male. La cosa bella è che anche in un momento di sofferenza, la sola cosa che mi era venuta in mente era di dire ciò in cui credevo: l'umanità. Un mio caro amico si diverte a dirmi che sono depresso. Lo sono stato, non c'è dubbio, ma per gran parte della mia vita sono stato arrabbiato, cosa che mi ha permesso di salvarmi. La rabbia non è passiva. Magari non ti porta da nessuna parte, però è comunque un'energia. 

Poco tempo fa una mia vecchia amica mi disse una cosa che mi ha molto inorgoglito e il cui succo era questo: "Non eri come gli altri che seguivano le masse, tu no. La tua solitudine era autentica. Non t'importava di quello che faceva il mondo". Quanto era vero, fin troppo. Le personalità musicali che si fusero nel mio essere fecero dell'onestà interiore il loro terreno di rivolta (emotiva) e io ero quello lì, lontano da tutti... Dolorosamente sincero. Tragicamente autentico. Amorevolmente abbandonato.

I don't believe in /... I just believe in raining
I don't believe in /... I just believe in regression
I don't believe in Bible/... I just believe in Spirit
I don't believe in /... I just believe in Theory
I don't believe in Hitler/... I just believe in 1995
I don't believe in Jesus/... I just believe in friendship
I don't believe in Kennedy/... I just believe in basketball
I don't believe in Buddha/... I just believe in running
I don't believe in Mantra/... I just believe in romance
I don't believe in Gita/... I just believe in breakfast
I don't believe in Yoga/... I just believe in footsteps
I don't believe in Kings/... I just believe in dawns 
I don't believe in Elvis/... I just believe in immortality
I don't believe in Zimmerman/... I just believe in Canada
I don't believe in the Beatles/... I just believe in human beings
I just believe in me, Yoko, and me, and that's reality/ I just believe in all of us
The dream is real, The dream is us

DALLA MIA CASA


Vanificare una domanda,

simpatizzo per un’esitazione… aspetterò

la vostra dolcezza

prima di addormentarmi.

Vi guarderò 

con tutto l’amore che possiedo,

immaginando di essere stato 

insieme a voi

prima che tutto cambiasse


ho distrutto

ciò che mi faceva male,

i miei dialoghi

sono stati un privilegio

delle ombre


sono ancora invisibile

ai loro occhi

se non fosse per la gioia

del domani più innocente


il tempo degli errori

non ha mai cancellato 

la poesia dell’aldilà… 


Tutto è stato più facile

dopo allora, perché sapevo

che cosa non ero più io


Tutto è stato più

oscuramente facile dopo allora

perché sapevo

che io ero dolorosamente

libero


…ed ero lì, dove tutti potevano vedermi

e nessuno si avvicinava


la voragine

della poesia interiore

è stata un fiore

incontrollato, una tempesta

nascosta

nel cortile di una carezza

(Venezia, 4 Novembre ‘26)

John Lennon - God


domenica 25 ottobre 2026

Shout at the Devil, il ghigno della sfida

Nikki Sixx e Mick Mars (Motley Crue) suonano Shout at the Devils

È la band più lontana da tutto ciò che sono, eppure da quando vidi il film sulla loro storia, ho imparato ad apprezzare i Mötley Crüe. Shout at the Devil, la mia nuova scarica di adrenalina.

di Luca Ferrari

È una delle rarissime band rock di cui non ho alcun ricordo prima dei 40 anni. Un caso quasi unico considerata la fama e la popolarità di questo gruppo, i Mötley Crüe. Perché stupirsi dopo tutto? Per uno cresciuto a Nirvana e Pearl Jam, la band di Nikki Sixx, Tommy Lee, Vince Neil e Mick Mars è quanto di più lontano (e odioso) ci potesse essere. Mai interessato alla loro musica fino a quando, un po' per caso e per curiosità, mi sono imbattuto nel film The Dirt (2019, di Jeff Tremaine), tutt'oggi disponibile in streaming su Netflix. Ho guardato senza alcun pregiudizio e devo dire che è molto ben fatto. Molto malignamente scrissi un post quando la band stava cominciando a perdere colpi: "la scena più bella del film è quando inquadrano un murale con la copertina dell'album Ten dei Pearl Jam". A dispetto di canzoni come Take Me to the Top o Kickstart My Heart, scovai questa versione dal vivo di Shout at the Devil quasi per caso. Mi piacque fin da subito per più ragioni, a cominciare dall'anno della suddetta performance, il 1997.

A quel tempo il rock era in caduta libera. Il Brit Pop lo aveva soppiantato in modo totale, per non parlare di tutte quelle derivazioni commerciali a metà strada tra centri benessere (boy band, girl band) e industrial. In questa versione live i Mötley Crüe appaiono più cazzuti che mai, come avrebbe detto il Johnny Lawrence di Cobra Kai, agguerriti e per nulla rinunciatari di fronte al nuovo mondo dove ormai erano già dei dinosauri. Shout at the Devils significa letteralmente - sussurrare al diavolo -. Nella mia mente però, fin dal primo ascolto, la tradussi istintivamente come urlare al diavolo, e dunque abbatterlo, vedendo in questa figura mitologica quello che non va nelle nostre vite, e dunque spazzarlo via senza pietà... no mercy, appunto! Lontano anni luce dagli eccessi dei Mötley Crüe, Shout at the Devil è un fendente spregiudicati di una band che sì, era estrema sotto tanti punti di vista, ma resta comunque una pietra miliare del rock della ribellione in un'epoca ancora molto conservatrice.

ALLE LINEE SPREZZANTI


ci siamo mal presentati,

i connotati

non si sono mai rivolti

a un unico sgabello illuminato… le

possiamo chiamare un nuovo inizio insolente e agguerrito?


qualunque divinazione distorta

si riproduca dentro di te, 

non vi dovete sentire offesi

solo perché se mi sono sempre sentito 

più importante...


ho preso il tuo nome,

non ho intenzione di usare

sussurri questa volta


segnati il mio nome,

non vedo rocce

con cui tu possa farti avanti


le mie storie

non hanno appeal

e su quegli spalti

c’è tutto quello

in cui non ho mai creduto…

ho sempre meno

ipotesi, tutti i mirini

per imbastire una rivoluzione

sono ancora

troppo gradevoli e poco duraturi


sono sempre partito

dalla medesima storia

perché dovesse

accadere qualcosa… potete

essere in tantissimi,

fantasmi o cheerleader

senza entusiasmo, non

servirà mai a nulla

se qualcuno

non uscirà dalla folla

guardando bene l’obiettivo ... è l'oscurità beffarda di quell'io che ancora attende

di risarcire

l'amore della forza più autentica

(Venezia, 25 Ottobre ‘26)

Shout at the Devil, live by Mötley Crüe

venerdì 18 settembre 2026

Le gote piccine di The Speed of Pain

Melodia straziante di un inverno riemerso nei bagliori della speranza più impossibile. La luce di The Speed of Pain (Marilyn Manson) è la forza sgorgata dalle mie-tue lacrime.

di Luca Ferrari

La profondità più esplosiva e silenziosa. In un giorno così poco arrembante ho scoperto la narrazione della tua fragile amorevolezza. All'epoca correva un micidiale fine autunno dove anche l'ultimo sacrificio era stato disarcionato da nessuna evocazione. Nel suo nuovo disco (1998), Marilyn Manson abbandonò l'oscurità di Antichrist Superstar, approdando al glam di Mechanical Animals, con tappa su impervi apici di decadente immortalità sublimata nella romantica e ineluttabile The Speed of Pain. Una ninnananna semplicemente dirompente. Tanti piccoli atomi ricomposti. Un grido chiuso nell'infinito delle stelle. Una pagina dove allentare il ricordo di un pensiero, lasciando ai polpastrelli dell'eternità il prossimo calore di umanità. Oggi è stato il tuo turno. Oggi il tuo dolore mi ha insegnato che quello che mi è accaduto non sono solo pagine imprigionate fra quei domani che voglio dimenticare. Oggi il tuo urlo senza ritorno mi ha fatto ritrovare la forza che avrò sempre nello starti accanto. A quale cielo mi sto rivolgendo, non lo sa nessuno. So solo che eravamo io e te... 

UN SUSSURRO CELATO PRIMA DEL TRAMONTO

la forza è stata

la mia fine…e uno scivolo

verso tutto

il dolore dell’universo… 

riesco ancora

a sentire l’affanno

delle mie non vite, e tu,

tu non c’eri, non

ci potevi ancora essere… 

lasciali stare tutti i re,

i re hanno bisogno del mondo

per essere tali, i re

nascono e scompaiono… i re

non saprebbero mai

trovare una strada da sé

… non devi mai mentirmi

e non lo hai fatto, guarda

il cielo, non ci sono angeli

e non dis(d)egnerò

alcuna intenzione… sento

la tua voce

non frazionata da lacrime,

e per quanto durerà?

Chiedimi quello che vuoi,

dimmi che giorno

vuoi costruire e saremo

già in viaggio… dimmi

in che modo

vuoi rimuovere il sole… puoi

confidarmi un segreto

o lasciare che riscaldi

le tue coperte ancora

umide… puoi assistere

alla velocità delle tue lacrime

o chiedermi

quanto ti potrò ancora

raccontare della mia evoluzione

oscura… ti ho svelato

le mie intenzioni ma non hai ancora

visto quello che le ombre

hanno fatto insieme 

alle mie danze assonnate… (Venezia, 18 Settembre ‘26)

Speed of Pain (Marilyn Manson)

domenica 9 agosto 2026

Cirano, io non perdono ancora

"[...] Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato/... Io non perdono, non perdono e tocco [...]". Caro Francesco Guccini, forse io e te avevamo qualcosina in comune.

di Luca Ferrari

Impegno politico. Canzone d'autore. Malinconia provinciale operaia. No, non ho mai avuto feeling con la musica di Francesco Guccini (1940-2026). Non l'ho mai cercata e quando mi veniva proposta, mi tediava. Mai stato abbastanza in prima linea per approfondirla davvero. Eppure una sua canzone mi è sempre stata  affine, Cirano, dall'album "D'amore di morte e di altre sciocchezze (1996). Cirano è un idealista. Un Don Chishiotte. Un eroe non riconosciuto che non troverà mai la sua pace. Emblematica la strofa - A parlarle non riesco, Le parlerò coi versi -. Nel mio caso il "le" è il mondo intero, lo è sempre stato. Di recente sono andato a rivedermi le sue clip nel film "Radiofreccia" (1998), diretto dal cantautore Luciano Ligabue. Ho riguardato quelle sequenze. Guccini è un barista, ma più che altro uno zio buono e "incazzoso", guardingo con i suoi clienti-nipotini scapestrati, pronto a regalare sinceri scapaccioni e sorridere amaro.


Sì, credo tu sia questo. Oggi ancora una volta, "Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio...". E lo farò per te.


"…PER LA MIA RABBIA ENORME MI SERVONO ancora GIGANTI..."

Però non la sopporto la gente che non sogna… proseguivi così, e io ero lì, pronto a rinunciare a qualsiasi legame purché tutte le Fantàsia in terra non venissero soggiogate dalla conflittualità della convenienza dell’età adulta... ma ora?


Forse un giorno ti è arrivatauna mia lettera, in un tempo in cui innocenti promesse di caminetti erano il dolore con cui nessuno poteva raggiungermi…


[...] Non me ne frega niente
se anch'io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere,

io amo essere odiato [...].

Chi sono adesso quei paladini?

… Sempre più persone

si ricordano di noi

e vorrebbero fossimo

ancora quelli… Adesso

la gente ci vorrebbe

lì per loro, a ricordargli

quanto sia sta unica

la loro libertà… ho anticipato

le derive del destino

e non mi è rimasto

nemmeno un ponte levatoio

...

ci sono passati tutti davanti...

Ma su quegli alberi

di stelle di cartone la pioggia era il sogno

più glorioso, tutti gli altri

mendicavano codici

da chi aveva già trovato posto

nelle sagome rimborsate

...

Se ci ripenso,

ho sofferto troppo e invano

                                             (Venezia, 9 Agosto ‘26)

Francesco Guccini, Cirano

giovedì 16 luglio 2026

Kiss me, il primo bacio resta

Il primo bacio non si scorda mai. Vorrei ripartire da qui, dalla melodia sotto le stelle di Kiss Me (Sixpence None The Richer) quando le panchine erano avamposti di giovani innamorati.

di Luca Ferrari

La spiaggia. Una ragazza incontrata per la prima volta. La simpatia reciproca. Il primo bacio per entrambi. Una storia comune a moltissimi di noi. Può succedere a chiunque. L'estate è da sempre la stagione per eccellenza dei nuovi amori. Kiss Me dei Sixpence None The Richer l'ascoltai per la prima volta ai tempi della sitcom Dawson's Creek. Oggi mi sento così, ho voglia di ricordare quel momento. Penso a tutto quello che è venuto dopo. Penso a un breve periodo che trascurò le stelle per poi vedersi inghiottito nell'ingombrante debito del passato. Chissà se oggi qualcuno o qualcuna darà il suo primo bacio. Spero possa essere un momento che potrà rimanere speciale anche quando sui prati non vedrà più fiori sbocciare ma solo petali trascurati a cui confidare stati d'animo inquieti senza l'ingerenza di un sole mai davvero accolto. Questa volta però, forse sarà solo una breve pausa e la vita ricomincerà...

MINI RICORDI PER GRANDI DOMANI 

le scintille nascono così,

ed è stato

un modo bellissimo

per venire al mondo...

la forza, un mare sconosciuto

e un istinto senza ieri... il

vedere nessuna ambivalenza

nella sabbia innocente

di una rosea carezza


ho sempre pensato

che la mia esistenza

fosse venuta al mondo

quando iniziai

a restringere la luce altrui,

non avevo mai considerato

ciò di cui avrei

potuto sentire il frastuono


a quante passeggiate

ho rinunciato

da quel giorno... In quanti ancora

ricordano il proprio momento...


non ho mai pensato

a dove le sarebbe piaciuto

fermarsi… non

ci fu il tempo per noi...

non ho mai più pensato 

a quello che mi avrebbe

potuto raccontare...


le parole hanno ancora

un domani? Le mie storie

sono sempre ancora

mie… Le mie storie

hanno ancora molte strade

da cui farsi volutamente

ignorare... oggi innocentemente

sto ascoltando

una di voi… E anche se

avrei ballato sempre più da solo,

questo giorno

amorevolmente resterà...

                          (Venezia, 16 Luglio ‘26)


Kiss Me, by Sixpence None The Richer

giovedì 4 giugno 2026

Load, il nuovo album dei Metallica

Metallica di Load

L'album che rivelò la natura autentica dei Metallica. Una band interessata al mainstream e all'apparenza. Load segnò la fine dell'anima autentica dei 4 di Frisco.

di Luca Ferrari

Il 1996 vide l'uscita di album rock a dir poco strepitosi: Down on the Upside (Soundgarden), New Adventures in Hi-Fi (R.E.M.), No Code (Pearl Jam), solo per citarne "alcuni". Per assurdo, il peggiore fu quello a catalizzare la maggiore attenzione. Il perché si fa presto a dire. Loro erano i Metallica e Load era il successore del Black Album, il disco che aveva proiettato i 4 di Frisco nell'Olimpo del rock commerciale sdoganando per sempre l'heavy metal o presunto tale. A far gridare (subito) all'orrore, il videoclip "filosofico" di Until it Sleeps, l'assenza dello storico logo della band con le due M e A personalizzate, e peggio che peggio un look che sembrava sputare su tutto quello ci avevano convinto di essere. Con Load i Metallica non solo aprirono un nuovo capitolo delle loro vita professionale ma ci fecero capire che il meglio era ormai passato, che chiunque ormai li avrebbe potuti ascoltare. La tribù era diventata multinazionale e per tutti i puristi del genere, questo fu un tradimento. Riassumendo in slang locale: Fioi, go' scoperto una nuova band. Xe ciama Meta'ica e i ga fatto sto primo album: Lod!

Prima di Load, i Metallica avevano pubblicato 5 album: Kill'em All, Ride the Lightning, Master of Puppets (da molti considerato il migliore, ndr), ... And Justice for All e appunto il Black Album. Dopo la tragica morte di Cliff Burton, venne reclutato al basso Jason Newsted, sempre molto emarginato dal resto della band e mai valorizzato abbastanza. I primi 5 album dei Metallica sono autentici capolavori. Era difficile chiedergli di più e sfido chiunque a trovare una band che abbia saputo realizzare più di 5 dischi eccelsi. Ok, qualcuno c'è stato (Neil Young), ma sono una rarità. Load in sé è anche un buon album rock ma sono davvero poche le canzoni a lasciare il segno. Per originalità, il blues di Mama Said è forse l'unica a emergere. Il resto è una formula di rock massiccio che non incide: 2x4, King Nothing, Hero of the Day (atroce il videoclip - ndr), Poor Twisted Me o ancora Bleeding Me. Ci si poteva forse aspettare un album non eccelso anche se all'epoca non era immaginabile, quello che deluse o meglio amareggiò, fu il neo-atteggiamento mainstream che i Metallica si cucirono addosso, ponendosi come superstar e sputando su quello che era stato il loro passato stradaiolo.

Load era


Metallica - Until It Sleeps 

martedì 12 maggio 2026

Mariah Carey — Always Be My Baby

L'incantevole Mariah Carey canta Always Be My Baby

Voce celestiale, raffinata bellezza. Mariah Carey si dondola dolcemente al chiaro di luna sulle acque del lago, cantando Always Be My Baby.

di Luca Ferrari 

"[...] When your days and your nights get a little bit colder,
oh (I know that) you'll be right back, baby
Oh, baby, believe me, it's only a matter of time, time
...
You'll always be a part of me (in my heart)
I'm part of you indefinitely
(oh) Boy, don't you know you can't escape me?
(Yeah) Ooh, darlin', 'cause you'll always be my baby [...]".

Inizio da questo passaggio video-sonoro di Always Be My Baby, quando un'incantevole Mariah Carey guarda verso la telecamera cantando in un trionfo di pura dolcezza umano-musicale. Always Be My Baby è una passeggiata primaverile fra un tramonto esitante e le piante di melissa non ancora sbocciate. Always Be My Baby è una dichiarazione di intimità, una lettera all'infinito più tangibile con la promessa di nuove e profonde radici. Always Be My Baby è un atto di fede prima di addormentarsi. Oggi, quando ascolto ancora Always Be My Baby di Mariah Carey, rivedo la mia giovane innocenza sognare l'amore più delicato. Oggi, quando ascolto Always Be My Baby di Mariah Carey, sento una confidenza diventare la mia più grande ambizione sentimentale. Quando ascolto Always Be My Baby di Mariah Carey, riesco perfino a voltarmi indietro e a credere che non tutto sia andato così male, e che alla fine di ogni lacrima ci sia stato comunque un lieto fine. 

Always Be My Baby sbarcò su MTV nella primavera del 1996 e fu amore (incondizionato) a prima vista. Mariah era stupenda. Una soffice chioma castana, vestita di solo jeans e la camicia annodata sopra la vita. Una delicata sensualità da "fidanzatina" della porta accanto. Terzo singolo del disco DayDream (1995), Always Be My Baby fu scritta dalla cantautrice americana insieme al produttore e rapper Jermaine Dupri. L'atmosfera del video è una piccola storia d'amore. Luci soffuse. Riflessi acquei. Una rudimentale altalena e due giovani innamorati che hanno solo voglia di stare insieme. Corrono, tenendosi per mano. Mentre gli altri danzano e socializzano davanti a un fuoco in mezzo alla natura, loro due sono pronti per scambiarsi il primo bacio.

Nel 1996 Mariah Carey tenne alcuni concerti in Europa, ma non in Italia. Avrei voluto andare a vederla ma desistetti a causa della lontananza e degli inevitabili costi. All'epoca andavo sempre ai concerti da solo. Mi sono spesso chiesto cosa sarebbe successo se fossi andato così lontano. Forse non sarei più tornato a casa. Forse avrei trovato il coraggio di rompere definitivamente con tutto e sarebbe stato cruciale sapere che a ispirarmi era stata la dolcezza canora di Mariah Carey. Non accadde. Mi "consolai" con un articolo del suo show olandese che ancora oggi conservo, incollato in una vecchia e molto vissuta agenda. A corredo del servizio, una sua bellissima foto. In perfetta sintonia con il videoclip, al momento di cantare Always Be My Baby, il giornalista scrive: "l'allora 24enne Mariah si presentò al pubblico più sbarazzina: giacca e pantaloni neri, un corpetto zebrato che le lascia la pancia nuda e i capelli sciolti (cit)". 

La musica di Always Be My Baby ha sempre avuto il merito di placare l'ardore demoniaco di un rock fin troppo affine alle ferite della mia anima. Se le mie giornate di quell'epoca si destreggiavano incessantemente tra la profondità senza ritorno dei Mad Season e l'immortalità dei Pearl Jam, ogni tanto questa semplice ragazza di Huntington, NY, riusciva nel miracolo di sovvertire gli avamposti della mia profondità. La sua voce era sincera. Arrivava all'improvviso, invitandomi a guardare oltre le invalicabili vette del baratro. Always Be My Baby era molto di più di una poesia senza dedica. Always Be My Baby di Mariah Carey è una passeggiata notturna illuminista dalla luce di tuoni lontani, accoccolato tra romantiche nuvole bigio-biancastre in placido transito del sole.

INEVITABILMENTE, SAREMO FORTI INSIEME


è il mare dentro,

una collana e un naufragio,

oh, non smetterò mai

di soffermarmi

su ciò che ha reso la vita

una storia in cui risvegliarsi


posso raccontarti

qualcosa che non abbiamo ancora vissuto insieme? So ancora

troppo poco di te,

eppure ci siamo comunque

incontrati...


Se oggi lasciassi andare

una scatola vuota

con dentro una lettera ben protetta,

qualcuno direbbe

che ho cambiato idea sul nichilismo e sul mondo in generale… ci pensi mai

a quante volte

siamo stati sul punto

di smetterla per sempre

di ricordare

i sogni che avremmo potuto

districare insieme? Hai mai avuto in mente un momento

in cui avremmo potuto incontrarci

senza doverci dire addio

il giorno stesso?

… In quei miei domani così rassegnati

non c’è mai stata 

una franchigia di redenzione,

solo uno spiraglio

di mondi lontani

che un giorno si sarebbero scambiati di posto

per indebitarsi

con un messaggio universale


non ho mai fatto caso

ai fiori cresciuti

lungo le sponde… Adesso

li vedo, e sono certo,

qualcuno li avrà già colti

e sarà andato via... è, è

la dolce inesattezza dell’amore (Venezia, 12 Maggio ‘26)


Mariah Carey - Always Be My Baby

1996 - un articolo su Mariah Carey ancora conservato in una vecchia agenda © Luca Ferrari

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